GIOVANNI LORENZINI
Cronaca

Quando si fermò a 16 anni il cuore di Marco

Il giovane calciatore Marco Pedonese muore improvvisamente durante una partita di calcetto a soli 16 anni. La tragedia sconvolge la città di Camaiore, lasciando un vuoto nel cuore di chi lo conosceva.

Quando si fermò a 16 anni il cuore di Marco

Il 2 luglio di 24 anni fa era domenica. Il cuore di tutti gli italiani appassionati di calcio (in quelle occasioni, anche... gli imbucati che non sanno se il pallone è tondo o quadrato) batteva per la Nazionale di calcio che guidata dal monumentale Dino Zoff era attesa in serata alla finale dei campionati europei con la Francia. Sulla Terrazza della Repubblica di Viareggio (e dintorni) era in programma la giornata conclusiva dell’Adidas Streetball, una kermesse sportiva che aveva coinvolto in diversi eventi migliaia di giovani provenienti da tutta la Toscana. All’improvviso questo quadro idilliaco, di voglia di vivere e di divertirsi, venne ‘tranciato’ da una tremenda disgrazia: il cuore di un giovane calciatore impegnato in una partita di calcetto, si fermò per sempre. E nonostante tutti i disperati tentativi di farlo ripartire, non produssero l’effetto sperato. Così a 16 anni, finì la vita di Marco Pedonese, capitano della squadra Allievi del Lido di Camaiore. “Un ragazzo d’oro, generoso, altruista, un esempio per tutti i compagni di squadra”. Anche a distanza di un quarto di secolo, chi era con lui quel giorno o che aveva condiviso la passione per il pallone in tinta gialloblù del Lido di Camaiore, non riesce a non commuoversi ricordando quel giorno maledetto che squassò dalle fondamenta tutta la città. Morire a 16 anni, mentre partecipi ad un evento sportivo, è qualcosa che va contro la natura. Ma purtroppo fu la realtà di quel giorno che ha scolpito nella memoria di tante persone anche la distesa di ragazzi seduti sul cordolo del marciapiede di via Fratti o sugli scalini della rampa del vecchio ospedale “Tabarracci” scioccati e increduli per quel che era accaduto poche ore prima. Marco ‘Marchino’ Pedonese continua a vivere nel ricordo della sua famiglia e di quanti hanno condiviso con lui i primi anni da calciatore. “Non so se sarebbe diventato un calciatore professionista – ha sempre ricordato il suo allenatore Cristiano Ciardelli -: sicuramente sarebbe diventata una gran bella persona perché aveva idee chiare, l’autorevolezza di chi indossa la fascia di capitano e la faccia del bravo ragazzo, ma bravo per davvero”.