Secondo la vittima l’aggressione fu condotta con un martello
Secondo la vittima l’aggressione fu condotta con un martello

Perugia, 12 novembre 2017 - Un'aggressione violentissima per il solito motivo banale. Una spinta di troppo, l’«indole prevaricatrice» dell’aggressore in un contesto comunque di illegalità. E un ventiduenne di Ponte San Giovanni che finisce in ospedale: preso a martellate prima sulle ginocchia e poi in testa solo perché si era permesso di infischiarsene del diktat di un bossetto del posto e lo aveva respinto cercando di allontanarlo da sé dopo essere stato deriso. Quasi una sfida, in certi ambienti.

LA ‘SCENA DEL CRIMINE’ è Ponte San Giovanni: i giardini pubblici di via della Scuola, ritrovo dei giovanissimi del posto. E’ estate quando il ventiduenne si ritrova con gli amici al parco. Vuole fumarsi una canna e si rivolge all’aggressore che lo indirizza ad un ragazzino albanese dicendo che però le 5 euro di compenso doveva consegnarle a lui. La vittima si oppone e consegna i soldi direttamente allo straniero in cambio di pochissimi grammi di fumo. Ma a quel punto la lite sfocia in aggressione. M.C. 19 anni appena, nato a Marsciano inizia a sofotterlo e gli si para davanti al volto – racconterà il ferito nella denuncia – e quando il ventiduenne lo spinge per allontanarlo lo minaccia. Se ne va, per tornare pochi istanti dopo con un martello in mano. I colpi sono fortissimi, prima alle ginocchia, poi addirittura alla testa. La vittima si trascina sanguinante fino a un gruppo di ragazzi, che poi testimonieranno e finisce in ospedale al Santa Maria della Misericordia.

IL GIOVANE ha fratture multiple al cranio ed ecchimosi in tutto il corpo. Scatta la denuncia e i carabinieri di Ponte San Giovanni iniziano a sentire i testimoni. Molti confermano. Altri – che lo stesso giudice non ha ritenuto attendibili – minimizzano l’episodio. L’informativa dell’Arma finisce sul tavolo del pm Giuseppe Petrazzini che ottiene dal gip, Valerio D’Andria gli arresti domiciliari per lesioni con l’aggravante di aver utilizzato un’arma. Ieri mattina l’arresto dopo quattro mesi in cui la vittima se ne è rimasta in casa per paura di incontrare, nuovamente, il suo aggressore. Le esigenze cautelari fondate anche su alcuni post su facebook che denotano, secondo il giudice, un’indole violenta e prevaricatrice.

«Le caratteristiche dell’aggressione valgono a fondare il giuduizio di pericolosità dell’indagato», scrive il gip.