Perugia, 28 novembre 2020 - "A giugno-luglio, dopo l’ondata pandemica, abbiamo iniziato a eseguire controlli clinici e funzionali sui pazienti della prima fase anche insieme agli infettivologi e agli intensivisti, e una buona percentuale aveva complicanze polmonari importanti, soprattutto coloro che erano stati ventilati o intubati". Il dottor Stefano Baglioni, guida la Pneumologia del Santa Maria della Misericordia ma, oltre a gestire l’emergenza, già pensa al post-Covid e a tutti gli effetti che il virus lascia nei malati. Spesso segni indelebili stando ai...

Perugia, 28 novembre 2020 - "A giugno-luglio, dopo l’ondata pandemica, abbiamo iniziato a eseguire controlli clinici e funzionali sui pazienti della prima fase anche insieme agli infettivologi e agli intensivisti, e una buona percentuale aveva complicanze polmonari importanti, soprattutto coloro che erano stati ventilati o intubati". Il dottor Stefano Baglioni, guida la Pneumologia del Santa Maria della Misericordia ma, oltre a gestire l’emergenza, già pensa al post-Covid e a tutti gli effetti che il virus lascia nei malati. Spesso segni indelebili stando ai primi studi in materia.

Dottore voi avevate iniziato un’attività di follow-up?

"Avevamo iniziato a eseguire le valutazioni. Avremmo visto circa 25 pazienti (in tutto quasi una cinquantina in tutte le discipline, ndr) in quelle settimane ma sappiamo che il dato base della prima ondata era basso. Molti pazienti non hanno solo complicanze respiratorie ma anche vascolari importanti".

E poi?

"Siamo stati investiti dalla seconda ondata".

Ricomincerete?

"Sì, ma vorremmo farlo in maniera più strutturata. Avevamo già proposto all’Azienda ospedaliera e alla Regione un progetto di follow-up insieme agli internisti e agli infettivologi proprio perché abbiamo visto che le complicanze sono respiratorie ma non solo".

Cosa occorre fare?

"Controlli clinici e funzionali anche attraverso l’esame della spirometria che è semplice ma fornisce risposte importanti e la Tac a tre mesi dalle dimissioni. Stavamo pensando a un pacchetto di controlli fondamentali e all’esenzione dal ticket".

Ci sono già studi che hanno dimostrato complicanze importanti...

"Per quanto riguarda la fase respiratoria, hanno dimostrato che una buona percentuale dei pazienti hanno complicanze polmonare, anche fibrotiche e l’età media è 61 anni quindi anche i giovani possono avere conseguenze".

Ma i pazienti che avete già visto cosa lamentavano?

"I sintomi più comuni sono la tosse persistente anche a distanza di tempo, l’affanno che in genere nelle forme meno gravi dopo 6-8 settimane regrediscono e in quelle più gravi peggiora. E’ importante vederli subito perchè alcuni pazienti possono essere inviati alla riabilitazione respiratoria per recuperare la funzionalità".

Teme un’emergenza sanitaria successiva al Covid, dovuta alle complicanze?

"Per fortuna la quota di pazienti che ha avuto problemi severi si attesta sul 5-10% ma, specialmente dopo questa seconda ondata, ci sarà un gruppo rilevante di persone da seguire".

Non solo problemi ai polmoni...

"No, spesso vanno incontro a complicanze vascolari con tromboembolie che possono dare esiti a distanza di tempo".

In fase acuta cosa funziona contro la polmonite interstiziale?

"Fatte salve le terapie antivirali o il plasma immune trattiamo i pazienti con lo steroide, che ha dimostrato di migliorare l’indice di mortalità e il tempo di ospedalizzazione dei pazienti".