Tribunale (foto d'archivio)
Tribunale (foto d'archivio)

Perugia, 12 febbraio 2019 - Licenziata perché sospettata di aver rubato in azienda un capo acquistato dall’azienda a New York per fare ricerca ma riassunta in forza di un provvedimento del giudice del lavoro di Perugia, Marco Medoro. Che ha imposto alla Brunello Cucinelli spa il reintegro dell’indossatrice e il pagamento di quasi ventimila euro per gli stipendi mancati dal maggio 2018.

La storia di ammanchi esplode l’anno scorso a Solomeo. Una dipendente, assunta come indossatrice sin dal 2008 – difesa dall’avvocato Giuseppe Caforio – si rivolge al tribunale del lavoro lamentando il licenziamento e sottolineando di essere stata demansionata, in precedenza, in seguito a due sanzioni disciplinari tanto da finire a lavorare al reparto “rientro smacchiatura” come facchino.

Il licenziamento per “giusta causa” era invece scattato perché un dipendente della Cucinelli aveva incontrato la ricorrente nel parcheggio dell’azienda con legata in vita una giacca «identica a quella scomparsa dall’azienda qualche tempo prima» di “Ralph Lauren”: tipo militare con lo stemma “RL”, cucito su entrambe le maniche. Il dipendente aveva riconosciuto il capo come quello acquistato dal Team dell’Ufficio Stile donna (di cui lui faceva parte) a marzo 2018 in occasione di un viaggio a New York, finalizzato a individuare le nuove tendenze.

Capo scomparso dal reparto modelleria ma di cui non era mai stato denunciato il furto. Il dipendente-testimone, insospettito, aveva quindi chiesto alla donna di portare il capo in questione in azienda, per visionarlo. Ma la donna – è la tesi-Cucinelli – avrebbe esibito un giaccone differente dove era stata apposta posticciata la sigla “R.L.” su una sola manica.

La lavoratrice aveva spiegato che si trattava della giacca della figlia. Un inganno, secondo lo stato maggiore di Cucinelli.

In aula sono stati sentiti anche i testimoni: due dipendenti della Cucinelli e due amiche della lavoratrice licenziata con le quali, proprio la sera dell’incontro aveva preso un aperitivo. Ieri il giudice, sciogliendo la riserva ha ritenuto che il datore di lavoro «non ha assolto l’onere probatorio» di dimostrare la sussistenza dei presupposti che integrano la giusta causa. «Non esistono – scrive Medoro – prove dirette che la giacca da donna sia stata sottratta dalla lavoratrice. Deve ritenenrsi – è il parere del giudice – che non sussista prova della gravissima inadempienza addebitata e pertanto il licenziamento è illegittimo». Con tanto di danni da pagare. Non lo spese legali: la ricorrente ha ricostruito l’intera vicenda solo in tribunale, così contribuendo alla controversia. Eri.P.