Le colonnine anche in Umbria sono insufficenti (e spesso inattive)
Le colonnine anche in Umbria sono insufficenti (e spesso inattive)
Si fa presto a dire auto elettrica o ibrida. A fronte degli incentivi governativi che hanno spinto anche in Umbria l’acquisto di mezzi a carica elettrica con il chiaro obiettivo di migliorare la qualità dell’aria delle città, si manifesta come sempre più stringente il “nodo“ delle colonnine per la ricarica. Decisamente insufficienti in quanto a numero e per di più, con disappunto degli utenti, spesso, troppo spesso, “in manutenzione“ e quindi inutilizzabili. "Sono un utente che risiede in centro a Perugia – segnala Adriano Rossi...

Si fa presto a dire auto elettrica o ibrida. A fronte degli incentivi governativi che hanno spinto anche in Umbria l’acquisto di mezzi a carica elettrica con il chiaro obiettivo di migliorare la qualità dell’aria delle città, si manifesta come sempre più stringente il “nodo“ delle colonnine per la ricarica. Decisamente insufficienti in quanto a numero e per di più, con disappunto degli utenti, spesso, troppo spesso, “in manutenzione“ e quindi inutilizzabili.

"Sono un utente che risiede in centro a Perugia – segnala Adriano Rossi a La Nazione –. Non ho disponibilità di un garage e quindi sono impossibilitato a ricaricare la macchina ibrida attaccandola alla corrente di casa. Convinto di fare un buon investimento e per il bene dell’ambiente ho acquistato un mezzo ecologico ma mi ritrovo sempre più spesso a dover ricorrere comunque al carburante normale perchè le colonnine di piazza Italia ad esempio, così come in piazza Piccinino ma anche a Sant’Anna sono di frequente in manutenzione e quindi non funzionano. Sono molto deluso...".

Eppure, secondo le stime del Governo e in base al Pnrr basato sui fondi dell’Unione Europea, nel 2030 in Italia circoleranno 6 milioni di auto elettriche e i loro utilizzatori potranno contare su oltre 21mila nuovi impianti di ricarica veloce. Questo, almeno, nelle intenzioni del premier Draghi, che disegna un simile scenario nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Un quadro, però, che alla luce di quanto si può constatare finora anche in Umbria (segnalazioni a La Nazione sono arrivate anche da Spello, dove la colonnina davanti alla Bcc è spesso fuori uso, dal Ternano e anche dall’area a nord al confine con la Toscana) sembra un po’ troppo ottimistico. Talvolta le carenze degli operatori di settore che hanno sì installato le infrastrutture di ricarica, si infrangono però con il mancato allacciamento alla rete di distribuzione dell’energia o per altri problemi burocratici, con pratiche ferme negli uffici di questo o quel comune.

Uno studio di E-Motus, associazione dei principali operatori del settore, rivela come, alla fine del 2020, il 21% delle colonnine installate fosse inattivo proprio per queste ragioni. Ma le colpe sono anche degli utenti della strada. Degli altri, però, non di quelli che utilizzano le auto elettriche. Una recente indagine svolta dalla rivista Quattroruote infatti ha svelato come, su 51 colonnine visitate a Milano, il 50% fosse occupato abusivamente da conducenti di vetture a propulsione termica o di elettriche e ibride plug-in non collegate (tendenza anche umbra). Un malcostume da combattere unitamente però alla ’moltiplicazione’ delle colonnine elettriche... funzionanti!

Donatella Miliani