"Livorno è la città in cui Edi Bueno va ogni giovedì a giocare a tombola"

L’abbraccio all’ultra novantenne che, da piccola, vide deportare la famiglia nei campi di concentramento

"Livorno è la città in cui Edi Bueno va ogni giovedì a giocare a tombola"

"Livorno è la città in cui Edi Bueno va ogni giovedì a giocare a tombola"

Il clima è sempre quello del giovedì: pranzo sociale tra amici e poi una bella tombolata. L’amicizia infatti è il filo rosso che lega gli ospiti del circolo Arci di Colline dove, il 25 gennaio, c’è stata una festa speciale a Edi Bueno. 93 anni di testimonianza della Shoah. "A Edi Bueno nel giorno della memoria testimone di un periodo tragico dell’umanità" è la scritta che domina sul grande piatto di ceramica dono delle amiche, dell’associazione CambiaMenti e del circolo Arci di Colline.

Perchè lei era piccola quando la sua famiglia fu deportata nei campi di concentramento; lei era piccola quando aveva voglia di mangiare un gelato e non poteva comprarlo perchè nei negozi non poteva entrare; era piccola quando le amiche la "sciagattavano". Sciagattare, un termine tanto usato dai livornesi - ha ricordato l’assessore alla cultura Simone Lenzi - di origine ebraica. Edi Bueno era piccola e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ma la memoria è sempre quella della bambina costretta a fuggire e nascondersi. "Che vi devo dire? Grazie per tutto questo. Io ho sofferto tanto nella vita ma ora sono circondata da tanto affetto. Ho donato il sangue a mezza Livorno, mi hanno dato dieci medaglie, perché noi ebrei siamo come voi" ha detto Edi sempre pronta a dare testimonianza del suo amore per questa città.

Insieme a lei la figlia del fratello Dino anche lui strappato all’amore della sua famiglia. "Ecco le lettere che mio padre mi scriveva dal campo di concentramento da dove non è mai più tornato – racconta Dina, 81 anni - lo vide entrare Frida Misul che poi, dopo molti anni, mi raccontò l’acccaduto. Tanti bacioni alla mia piccolina, mi scriveva mio padre, quando torno ti riempirò di regali". Non riesce a trattenere la commozione di un ricordo così lontano ma ancora sempre molto forte per chi, come Edi e Dina, si sono viste strappare le loro famiglie dalla furia dei fascisti e dei nazisti. Anche al padre Dino è stata dedicata una Pietra d’Inciampo in via della Coroncina.

"Cos’è Livorno? Livorno è la città in cui Edi Bueno viene ogni giovedì a giocare a tombola" ha detto l’assessore alla cultura Simone Lenzi. "Questa è l’unicità della nostra città – ha continuato commosso – gli ebrei sono a Livorno dal 1600, questa è casa loro perché qui tutti siamo benvenuti". Poi guardando Edi Bueno ha detto: "Questo abbraccio che le ha dato la città e i suoi compagni di gioco è molto bello e testimonia quello che è questa città. Livorno deve tanto alla comunità ebraica".

E lo sguardo dell’assessore Lenzi è rivolto anche al presidente della comunità ebraica Vittorio Mosseri che ha scelto di essere insieme a Edi in un giorno molto importante.

"I fascisti - ha detto il presidente - ci hanno voluto annientare. Grazie per quello che state facendo, perché dimostra grande sensibilità nei nostri confronti. Noi siamo livornesi, di religione ebraica. La Shoah ci insegna le conseguenze dell’odio, della discriminazione e di questo bisogna parlare ai giovani, ogni giorno. Perché nell’attualità, purtroppo, l’antisemitismo torna in modo violento. Dobbiamo combattere e fortificare la nostra democrazia ed è per questo che voi e i vostri figli dovete vigilare, difendere questi valori in ogni modo perché rischiamo invece l’imposizione di valori dittatoriali".