Susini e la moglie Silvana per i 70 anni di matrimonio (foto Lazzeroni)
Susini e la moglie Silvana per i 70 anni di matrimonio (foto Lazzeroni)

Siena, 23 luglio 2018 - Siena non dimentica i suoi protagonisti. Personaggi  che  l'hanno raccontata e a cui in tanti si erano affezionati. Personaggi veri. Così è stato Sirio Susini, scomparso la scorsa settimana a 93 anni.

A lui dedica una bellissima lettera, inviata a La Nazione, Walter Bianciardi,  nome che ha scritto la storia nella stalla dell'Onda. E' intitolata 'A Sirio, …cavallaio d'altri tempi'

"Erano I primi anni 70 quando Bernardino Radicchi allora mangino dell’Onda, decise di introdurre me ed altri ragazzi nel mondo delle corse in provincia nell’intento di creare una gruppo a cui attingere per la stalla della Contrada.

Dietro consenso scritto di mio padre Modesto, che fra l’altro prevedeva che non montassi a cavallo, fui presentato alla scuderia di Sirio Susini a Montalbuccio

Immaginatevi l’emozione di un ragazzo che sin da bambino desiderava un cavallo, al punto di costruire in casa una piccola stalla per un cavallino di cartapesta, avere cavalli veri da accudire e maneggiare.

La scuderia di Sirio era una estensione della sua famiglia in quanto lì passava intere giornate con sua moglie Silvana ed i sui figli.

I suoi cavalli erano qualcosa di più di animali da compagnia o diporto e Ringo era il suo preferito.

Io andavo il pomeriggio e Sirio mi insegnava a pulire il cavallo dalla testa ai piedi nella giusta sequenza e nelle dovute maniere, a fare le lettiere, preparare il box ma anche altri accorgimenti per la salute del cavallo. 

Ancora oggi l’odore del fieno o quello più intenso della creolina mi ricordano quegli anni.

Da lui capivo come interpretare i segnali con cui il cavallo ci segnala il suo stato e come soddisfare le sue esigenze.

La giornata della corsa era una giornata nervosa che cominciava con la preparazione quasi maniacale dei cavalli e delle attrezzature, in attesa che venisse il camion (a noleggio).

Era l’odore dell’erba tagliata sulla pista a segnare l’arrivo.

I cavalli scendevano e con orgoglio passavano davanti agli occhi di tutti, in quel momento la loro immagine e la loro condizione parlava del lavoro svolto.

Sirio sella il cavallo, le ultime raccomandazioni al Foglia ( Vincenzo era il fantino di scuderia ) e poi via.

Silvana tremava per la paura che i cavalli si facessero male e il più delle volte chiudeva gli occhi.

Sirio guardava attento.

Spesso diceva di voler essere una mosca poggiata sulla spalla del fantino per dare i giusti consigli.

A corsa finita accettava con signorilità il risultato (spesso positivo) e il suo comportamento, nello stile della sua famiglia, non era mai esagerato o polemico.

Al rientro cure infinite ai cavalli che avevano corso fino a lasciarli tranquilli nei propri box e chiudevamo la porta della scuderia con la consapevolezza di avere la coscienza a posto.

In tarda serata, comunque fossero andate le corse, cena tutti insieme al ristorante “il Campo“.

Calde lacrime accompagnano la memoria mentre sono qui nella chiesa del Nicchio accanto alla sua salma con la stessa sensazione che ho provato dando l’ultimo saluto alla mia mamma.

Lo stesso istinto che tiene vicino il puledro alla fattrice.

Da Sirio ho imparato la tecnica corretta per accudire i cavalli ma soprattutto il rispetto e l’amore per questi nobili animali.

Con Sirio ho cominciato a frequentare l’ambiente delle corse in ippodromo, Pian delle Fornaci, Corridonia e altri ma soprattutto le corse in provincia , Acquapendente, Poggibonsi, Acquaviva di Montepulciano, Montalcino, Asciano e tante altre, ho visto correre Ciancone, Canapetta, Rondone, Bazza…..

Grazie a lui la mia vita si è nutrita di questa passione che ancora oggi mi accompagna.

In un periodo in cui essere cavallai“ significava prendersi cura direttamente dei propri cavalli senza contributi o aiuti ma soprattutto avere la responsabilità diretta della condizione dei soggetti presentati, Sirio Susini ha rappresentato un esempio di correttezza , stile e competenza che in molti avrebbero dovuto conoscere.

Sono orgoglioso di aver condiviso con Sirio e la sua famiglia qualche anno della mia vita.

Ciao Sirio a me resta il rammarico di non averti ringraziato abbastanza".