Marco Tarchi (foto Giuseppe Cabras/New Press Photo)
Marco Tarchi (foto Giuseppe Cabras/New Press Photo)

Siena, 3 agosto 2021 - La trattativa Unicredit-Mps piomba sulla campagna elettorale per le suppletive d’autunno. Quanto rischia Enrico Letta, segretario del Pd, candidato nel collegio senese che un tempo fu di Pier Carlo Padoan? Lo chiediamo a Marco Tarchi, politologo e professore di Scienza Politica all’Università di Firenze.

Professore, che peso può avere il caso Mps sulla campagna elettorale per le suppletive? Il Pd romano sembra sottovalutare la vicenda.
"Se c’è un argomento sensibile nel contesto senese, è ovviamente quello della “banca della città“, e sottovalutarne l’impatto sarebbe suicida, visto anche il ruolo che il Pd e i suoi predecessori hanno avute nelle controverse vicende di Mps. Di mezzo c’è la concreta prospettiva degli almeno 5.000 esuberi preventivati nella vendita ad Unicredit, e per quello che un tempo – che sembra, va detto, piuttosto lontano – si vantava di essere il partito del lavoro, far finta di niente, o peggio, sarebbe un errore pesante. Probabilmente al Nazareno pensano che il nome e la carica di Letta bastino a fare da richiamo della foresta rimobilitando la base “rossa“ di un tempo. È possibile, ma il rischio c’è".

Pier Carlo Padoan è presidente di Unicredit, prima è stato ministro dell’Economia e deputato a Siena eletto con il Pd. Intravede un conflitto d’interessi?
"È difficile negarlo. E non c’è dubbio che, se nella stessa situazione si trovasse un esponente di un altro partito, dalla sinistra sia politica che mediatica partirebbe una vivace campagna di denuncia. Del resto, con Mps il Pd, e prima Pci, Pds e Ds, di conflitti di interessi – e soprattutto di interessi – ne hanno avuti molti".

La Lega, a livello locale, potrebbe approfittarne o risente ormai del calo di consenso nazionale di Salvini? È già finita la luna di miele tra l’elettorato toscano e i leghisti?
"La Lega è in una fase difficile da almeno due anni, a causa delle errate scelte strategiche di Salvini, e fra i comportamenti ondivaghi sulle questioni legate alla pandemia e la difficoltà di conciliare i suoi tradizionali argomenti e toni di protesta con la partecipazione al governo Draghi, rischia di perdere ulteriori consensi. Inoltre, dopo i successi del 2018-2019 e il periodo dell’alleanza giallo-verde, e ancor di più dopo la mancata conquista di Emilia-Romagna e Toscana, sembra aver rinunciato a consolidare la propria presenza organizzativa nei territori estranei al tradizionale bacino elettorale del Nord. La Toscana non fa eccezione alla regola. Potrebbe invece confermarsi anche a Siena la forte ascesa di Fratelli d’Italia, che non a caso ha immediatamente inserito in primo piano la questione Mps-Unicredit nella sua agenda, facendone oggetto degli interventi mediatici di Giorgia Meloni".

Secondo lei, i renziani – che pure hanno trovato un accordo con il Pd – potrebbero cogliere l’occasione per dirottare altrove i loro consensi, a Siena più numerosi che altrove?
"Non è mai facile capire le intenzioni di Italia Viva, che spesso prescindono dalle dichiarazioni pubbliche dei suoi esponenti. Dietro la preoccupazione ufficiale per il mantenimento di un accordo con gli altri partiti del centrosinistra spunta quasi sempre, al momento di passare dalle parole ai fatti, il tentativo di fare lo sgambetto ai poco amati alleati del Pd. È la nota logica dell’esercizio di un potere di ricatto, legato alle contropartite che si possono ottenere nelle amministrazioni locali, nelle partecipate e in altri centri di potere locale. Non si può quindi escludere che anche a Siena questa duplicità possa manifestarsi".