Banca Mps (Imagoeconomica)
Banca Mps (Imagoeconomica)

Siena, 25 ottobre 2021 - Gli analisti finanziari giudicano il fallimento delle nozze con Mps "un'occasione persa" per Unicredit ma ritengono che il nuovo piano industriale potrà fungere da catalizzatore delle attese del mercato e dare slancio a un titolo che ha ancora potenzialità di crescita, quotando in Borsa circa la metà del valore del suo patrimonio tangibile. Mentre sul fronte dell'M&A Banco Bpm riemerge come possibile, anche se non scontata, alternativa a Siena.

Per Unicredit si tratta di "un'occasione mancata" in quanto "sarebbe stato bello avere la ricca dote" predisposta dal Tesoro, scrivono gli analisti di Mediobanca, che restano "lunghi" sulla banca guidata da Andrea Orcel che giudicano "sottovalutata" in Borsa "nonostante disponga di molto capitale in eccesso e un portafoglio pulito". "Riteniamo il consensus troppo basso e quindi vediamo i risultati e il nuovo business plan come catalyst positivi".

Di "occasione persa" parla anche Kepler secondo cui Unicredit «avrebbe potuto rafforzare la sua posizione competitiva in Italia, aggiungendo una quota di mercato del 3-4% al suo 11-12% e aumentando il valore dell'azione del 13%".

Intanto la Borsa sembra aver ben digerito il fallimento delle nozze, con Piazza Affari in positivo, Unicredit che è partita male ma è subito rimbalzata e Mps che va in altalena. Soffrono invece i bond Mps.

L'Unione europea

"La Commissione europea segue da vicino i recenti sviluppi riguardanti la Banca Monte dei Paschi di Siena ed è in contatto con le autorità italiane", ma "come sempre, è responsabilità degli Stati membri rispettare gli impegni in materia di aiuti di Stato ed è loro compito proporre le modalità per adempiere a tali impegni". Lo ha dichiarato un portavoce della Commissione europea in reazione agli sviluppi su Mps. "Spetta quindi all'Italia - ha aggiunto il portavoce - decidere e proporre modalità di uscita dalla proprietà Mps tenendo conto degli impegni in materia di aiuti di Stato del 2017".

Orcel ai dipendenti

"Sfortunatamente, e nonostante gli sforzi che abbiamo profuso, siamo arrivati alla conclusione che le condizioni da cui dipendeva l'accordo non possono essere soddisfatte". E' quanto scrive l'ad di UniCredit, Andrea Orcel, in una lettera inviata ai dipendenti dell'istituto da lui guidato all'indomani dell'annuncio della rottura delle trattative con il Tesoro su Monte dei Paschi di Siena. L'operazione sarebbe stata "un'occasione per rafforzare il settore bancario di questo Paese, e al tempo stesso garantire un futuro brillante tanto ai clienti quanto ai dipendenti del Monte dei Paschi".

Giani: "Governo serio"

"Abbiamo un Governo che ha impostato la trattativa in modo molto serio, ha cercato di tirare fuori delle proposte e quando si e' reso conto che da parte di Unicredit, uso un termine banale e non tecnico, ci si voleva un po' approfittare, chiedendo troppo rispetto all'oggetto della trattativa, ha detto bene sospendiamo". Così il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, commentando la vicenda Mps a margine di un incontro in Giunta. "Il Tesoro ha sospeso la trattativa - ribadisce Giani - perché non possiamo permetterci di dare 7 miliardi di euro dei contribuenti per far felice una banca che andava a incorporare e quindi sostanzialmente ad annullare una banca che opera dal 1472".

De Mossi: "Proroga auspicabile"

"Credo che la proroga sia auspicabile e anche importante perché abbiamo la fortuna di avere un presidente del Consiglio che ovviamente è autorevole in Italia, ma lo è anche in Europa. Quindi se perviene da lui e anche da Franco, un'altra persona molto autorevole, la richiesta di proroga l'Europa si porrà una domanda in maniera molto specifica". Così Luigi De Mossi, sindaco di Siena, ha nuovamente commentato, a margine di un evento a Firenze, l'interruzione delle trattative per l'acquisizione di Mps da parte di Unicredit e l'ipotesi di proroga dei termini per la privatizzazione della banca senese. "Siamo arrivati un po' a ridosso della scadenza del termine - ha aggiunto De Mossi - anche per colpa della pandemia. Certo è che credo vada allargato il campo in termini di valutazioni delle opportunità, perché è un po' curioso che nel momento in cui si trattava la vendita, la fusione della banca Mps, le regole le dettasse l'acquirente, di solito è il venditore che fa le regole. È vero che quando l'oggetto che viene venduto ha qualche criticità bisogna sempre mediare, ma mi pare che sia stata tirata un po' troppo la corda da parte di Unicredit".

"I problemi di Mps - ha anche detto il sindaco - sono derivanti essenzialmente anche da scelte politiche, non da scelte squisitamente industriali e bancarie. Io parlo del passato, degli ultimi trent'anni. Nel momento in cui le scelte le faceva la politica oggi non possono esserci solo i parametri fiscalmente legati ai criteri bancari. Bisogna che la politica ponga il rimedio a questo tipo di problema perché è la politica che ha fatto questo tipo di scelte quando è stato il momento, ed ora deve fare altrettanto. Non voglio dire che bisogna fare una fusione o una vendita senza criteri - ha precisato De Mossi - ma voglio dire che l'aspetto politico non è secondario. Questo è il tema. Quindi i parametri che ci detta la Bce sono legittimi, ma vanno integrati con quelle che sono le necessità politiche. Una politica alta non di bottega".