Il presidente di Mps, Alessandro Profumo ANSA/ FABIO DI PIETRO
Il presidente di Mps, Alessandro Profumo ANSA/ FABIO DI PIETRO

Siena, 19 marzo 2015 - Tutto cambia, niente cambia. O, forse, sì. Perché se è vero che quando è tempo di nomine in banca Mps a Siena la temperatura sale rapidamente è anche vero che questa potrebbe essere l’ultima volta in cui la Fondazione incide in maniera significativa nella scelta dei consiglieri da eleggere nel board di Rocca Salimbeni. E questo perché, all’indomani dell’aumento di capitale da 3 miliardi (che sarà lanciato a fine maggio), si aprirà la fase del consolidamento con una possibile aggregazione sulla quale il mercato scommette da tempo. Ecco quindi che, ai soliti veti incrociati di sempre, questa volta si aggiunge un ulteriore elemento di tensione. Ma che cos’è che ha rallentato la quadratura del cerchio?

PER CAPIRE bisogna fare un passo indietro di due settimane. Quando il presidente della Fondazione, Marcello Clarich, a chi gli chiedeva notizie sulla lista di nomi, rispose: «Quando la renderemo nota avrete una bella sorpresa». Una frase che riletta oggi potrebbe spiegare il braccio di ferro delle ultime ore, proprio alla vigilia del termine ultimo per presentare le liste (domani a mezzanotte). E la «sorpresa» cui si riferiva Clarich pare non riguardasse il nome della rappresentante del territorio locale (sono, ormai, fuori dalla corsa sia Donatella Cinelli Colombini sia la professoressa Eleonora Montanaro docente dell’Università di Siena) quanto quello del presidente disegnato.

Non è un mistero che Alessandro Profumo consideri conclusa la sua esperienza senese («lo ha dichiarato pubblicamente», riferisce un manager delle prime linee di Mps) e stia pensando ad una nuova opportunità (c’è chi dice, ma sono solo voci, con una nuova attività in proprio e chi, invece, sostiene che sia tentato da qualche banca in Oriente). Un’accelerazione che aveva portato il presidente Clarich a cercare una soluzione con lo stesso standing professionale dell’attuale numero uno della Rocca. Da qui l’idea che il nome più adatto fosse quello di Lorenzo Bini Smaghi, già componente del comitato esecutivo della Bce. Una sintesi condivisa anche dagli enti nominanti. Poi, però, alla vigilia della Deputazione di martedì qualcosa è cambiato – i soci sudamericani (e non solo loro) avrebbero espresso perplessità di fronte all’ipotesi di un presidente a tempo – da qui la ‘sorpresa’ studiata da Clarich: Fiorella Kostoris, economista di fama internazionale con un network di relazioni fondamentali per il Monte. Ma a sparigliare ancora una volta le carte la moral suasion di Bankitalia e delle banche del consorzio di garanzia all’aumento di capitale che hanno posto come condizione la permanenza di Alessandro Profumo.

COSÌ, salvo sorprese, la lista che sarà comunicata nelle prossime ore vede certi, oltre a Profumo, l’ad Fabrizio Viola, i rappresentanti dei pattisti Christian Whamond e Roberto Isolani, le docenti universitarie Fiorella Kostoris e Lucia Calvosa e la manager di Conad del Tirreno Fiorella Bianchi. Ai soci del patto di sindacato per la condivisione la Fondazione ha mandato anche i nomi dei tre componenti del collegio dei revisori dei conti, da cui è sicuramente fuori il senese Claudio Gasperini Signorini.