
«Giochiamo?», grande pittura dell’artista Luchadora (al secolo, Alessandra Marianelli) sul muro del Fierale di Acquaviva
È espressione di forza allegra, gioiosa, l’opera pubblica "Giochiamo?", grande pittura appena portata a termine dall’artista Luchadora (al secolo, Alessandra Marianelli) sul muro del Fierale di Acquaviva, frazione di Montepulciano. C’è forza già nel nome della grafica e illustratrice, ispirato alle lottatrici di wrestling messicano; si riconosce nelle forme rotonde e sinuose, che riempiono gli spazi di colori; c’è energia, infine, in uno degli obiettivi dell’opera che è "dare forza alla provincia - come afferma la stessa Luchadora - che, rispetto alle città, rimane spesso tagliata fuori dall’arte pubblica e che magari ritiene che siano altre le cose da fare per ottenere lustro e visibilità". Frutto di un progetto della Fondazione Cantiere internazionale d’Arte e sostenuta dal programma Reset di Fondazione Mps, anche a seguito del progetto di arte pubblica immaginato per tutta la Valdichiana nella candidatura a Capitale italiana della cultura 2026, l’opera della trentacinquenne artista si sviluppa su una lunghezza di poco più di dieci metri per oltre due di altezza e riproduce tre aspetti del gioco: il calcio, praticato per puro piacere in qualsiasi spazio aperto; il nascondino, simbolo di divertimento per i più piccoli, e l’ascolto della musica, che richiama direttamente il Live Rock Festival, accolto ogni anno dal Fierale. "Riunire queste componenti in un solo muro dava forza alla realizzazione", dice l’autrice, richiamando sempre il concetto di energia. Nata a Acquaviva, dove ha anche studiato, trasferitasi poi a Firenze, dove lavora, Alessandra - Luchadora durante l’estate ha intervistato suoi compaesani di tutte le età, chiedendo cosa avrebbero voluto vedere dipinto su quel muro; le risposte l’hanno orientata appunto verso il gioco e il piacere. "Come sto facendo in altre città - precisa - volevo portare il colore nel posto dove sono cresciuta". La novella ‘profeta in patria’ ha poi adottato per la realizzazione la forma di ‘arte partecipata’: durante la pittura non è mai stata sola, accompagnata soprattutto da ragazzi e bambini: "hanno preso il pennello in mano, c’hanno messo le mani, facendo così crescere in loro il senso di cura e protezione dell’opera".
L’arte pubblica partecipata è la frontiera più recente della street-art, rende le opere veri e propri messaggi visivi, stimola il senso civico e risveglia tra i residenti il senso di appartenenza e di orgoglio. "Non volevo ‘lasciare una bomba’ e andare via – conclude Alessandra, autrice anche del manifesto per la stagione teatrale 24/25 – ma, al contrario, realizzare qualcosa che riguardi tutti e che sia veramente di tutti".
Diego Mancuso