
L’appello del direttore della Caritas: "Mettiamo insieme le energie per affrontare un problema strutturale". Numeri in crescita, alcuni giovani sono tornati a dormire nei parcheggi. Due giorni fa, 112 pasti alla mensa.
Torna a riunirsi tra due giorni il tavolo interistituzionale sulla questione dei migranti pakistani, un tema cruciale da tempo ma tornato di grande attualità nelle ultime settimane, con decine di giovani che bivaccano in varie parti della città, in particolare nella zona tra porta San Marco e parcheggio Il Duomo. "Dopo tanti sforzi, sarebbe un peccato tornare a un anno e mezzo fa", osserva don Vittorio Giglio, direttore della Caritas che tanto si è speso per garantire livelli dignitosi di accoglienza, anche se poi c’è da fare i conti con gli spazi a disposizione.
Attualmente, dormitorio e garage della Caritas ospitano una settantina di pakistani. "Di più è impossibile per motivi di sicurezza e igiene", osserva don Giglio, consapevole che la contabilità è ben superiore. Un termometro infallibile è quello della mensa di San Francesco (attiva fino al 5 settembre, poi riaprirà quella a San Girolamo): giovedì a pranzo sono stati serviti 112 pasti. Gli ospiti erano una ventina del ’resto del mondo’, gli altri tutti pakistani. Tra questi anche coloro che, iscritti ai corsi di italianio dell’Università per stranieri, la sera possono andare alla mensa Dsu a Sant’Agata.
Dopo alcuni episodi spiacevoli e la lettera indirizzata al tavolo dal rettore Tomaso Montanari, oltre all’intervento dei mediatori culturali c’è stato un colloquio tra lo stesso Montanari, il cardinale Augusto Paolo Lojudice e alcuni dei giovani pakistani, anche per chiarire quali sono i margini di utilizzo della mensa universitaria.
Anche di questa situazione si parlerà, con ogni probabilità, nell’incontro di lunedì. "Il tavolo informale voluto dal cardinale – afferma don Giglio – non vuole in alcun modo sostituirsi alle istituzioni, ma semmai fornire un contributo per mettere insieme le energie e le risposte che ognuno dei soggetti coinvolti può dare. Siamo di fronte a una situazione non emergenziale, ma strutturale, e in questa logica è necessario muoversi, coordinando i vari interventi e individuando le possibili soluzioni".
Nella consapevolezza, certo, che il tema è epocale e che l’equilibrio tra dovere dell’accoglienza e risorse disponibili deve sempre guidare le istituzioni in campo. Sul fronte dei Cas, il prefetto Matilde Pirrera ha individuato il mese di settembre come data di partenza della struttura nella ex scuola di Montalbuccio, ma si attendono novità anche dal bando per le strutture nel resto della provincia.
Orlando Pacchiani