REDAZIONE SIENA

Meocci truffa un notaio. Condanna e risarcimento

Tre anni e 7 mesi per il ’re’ dei raggiri. Dovrà sborsare oltre 265mila euro

Udienza al tribunale di Siena

Udienza al tribunale di Siena

Dovevano servire per una fantomatica operazione finanziaria, quei soldi. Era stato abilissimo anche questa volta Roberto Meocci, il ’re’ della truffa, originario di Sinalunga ma vive adesso ad Arezzo. Si sarebbe spacciato, questa l’accusa della procura, per un avvocato ma naturalmente non lo è. Sosteneva di avere uno studio professionale in Inghilterra, a Londra, dove esercitava la professione. Non solo, aveva conoscenze e amicizie importanti in Gran Bretagna ma anche in Banca d’Italia. Un modo per accreditarsi con il notaio della nostra provincia che è riuscito a raggirare. I fatti risalgono al periodo compreso fra il gennaio e il giugno 2015. Un arco di tempo nel corso del quale, secondo l’accusa, sarebbero stati effettuati versamenti per un totale di oltre 260mila euro propedeutici, a dire del Meocci ad un’operazione volta ad ottenere finanziamenti esteri, poi non andata a buon fine. Un castello di carta che non poggiava su nulla ed è infatti presto crollato. Ma che evidentemente appariva credibile e sul quale ha poi indagato la guardia di finanza. L’abilità di Roberto Meocci nel vestire i panni di uomini importanti, trasformandosi in imprenditore o professionista, magari avvocato, ormai è conosciuta in tutta Italia.

Non era in aula ieri al primo piano di palazzo di giustizia dove si è presentato infatti solo il suo ’storico’ avvocato, Fabio Andreucci. Imputata, oltre a lui, anche l’attuale compagna assistita da Francesco Cherubini. Il dibattimento, durante il quale ha testimoniato anche il professionista senese assistito dall’avvocato Alfredo Fiorindi, si è concluso ieri con le richieste del pubblico ministero. Per Meocci ha chiesto la condanna mentre il difensore Andreucci ha evidenziato soprattutto che i soldi erano andati in un conto in Svizzera ma non c’era certezza di chi era il titolare. Mancava, insomma, la prova che erano tornati a Meocci e la truffa si perfeziona solo quando si prende il denaro. L’avvocato della donna ha evidenziato, tra l’altro, che il notaio ha confermato il colloquio con una voce femminile che supponeva essere quella dell’imputata.

Il giudice Elena Pollini ha condannato Meocci a 3 anni 7 mesi e 15 giorni, la donna a 2 anni e 11 mesi e 15 giorni. Dovranno risarcire in solido il notaio sborsando 265mila euro. Fra 90 giorni le motivazioni con l’avvocato Andreucci che annuncia appello.

La.Valde.