L’incendio divampato qualche anno fa nel rimessaggio di Franciosi sul Magra
L’incendio divampato qualche anno fa nel rimessaggio di Franciosi sul Magra

Ameglia (La Spezia), 25 ottobre 2020 - Quattro anni da infiltrato nei Narcos. Credevano di averlo arruolato come meccanico dei motoscafi per la droga. Credevano fosse uno di loro invece lui era l’"arma" che consentì alle forze dell’ordine di sequestrare 12 tonnellate di cocaina. Lui è Gian Franco Franciosi, Giannino per gli amici, e dal ruolo di infiltrato è uscito con un’eredità di sette mesi di carcere in Francia, l’"etichetta" di collaboratore di giustizia, una paura inesauribile. Una storia la sua che è diventata prima libro, scritto insieme al giornalista Federico Ruffo, e ora fiction televisiva prodotta da Rai 1. Nella serie Giannino è Beppe Fiorello: otto puntate, suddivise in quattro serate per raccontare l’odissea del meccanico nautico nato 41 anni fa, cresciuto nel borgo marinaro alla foce del Magra, in provincia della Spezia, ventunenne “reclutato” dai Narcos e ancora oggi sotto protezione. “Gli orologi del diavolo” è il titolo sia del libro che della serie Tv che vede nel cast anche Claudia Pandolfi, Nicole Grimau e Gea Dall’Orto.
Era considerato un mago dei motori marini Gian Franco Franciosi e proprio per questo si ritrovò in un film di cui non avrebbe voluto essere protagonista. Nella sua officina nel 2001 arrivò Giuseppe Valentini: per modificare il motore del suo gommone gli offrì 50mila euro. "Pensavo fosse un lavoro pulito – racconta Giannino – invece poco dopo vedo in Tv Valentini ucciso nel suo bar a Roma: scopro che lo chiamavano Tortellino ed era conosciuto come un narcotrafficante". Si spaventa Franciosi e, attraverso un amico, arriva in questura alla Spezia dove racconta tutto. La polizia controlla i documenti, vede che tutto è regolare e lo rasserena. Pensava fosse finito tutto lì. "Dopo qualche anno invece – ricorda Franciosi – arrivano due persone: uno parla spagnolo, l’altro napoletano , e mi commissionano un gommone, mi sbattono sul tavolo tanti soldi. Mi dicono a cosa serve e fanno il nome di Tortellino. Mi spavento e torno dalla polizia. Esce fuori che il napoletano è un camorrista del clan Di Lauro, lo spagnolo invece Elias Pinero, uno dei più potenti boss del narcotraffico".
Così Franciosi accetta di fare l’infiltrato, finisce in un gioco più grande di lui. Comincia quel giorno la sua seconda vita: quattro anni di viaggi in Sudamerica per trasportare enormi quantità di cocaina. La sua qualifica è di "agente interposta" a tutti gli effetti un agenti di pg, infiltrato civile il primo in Europa. Durante un viaggio in mare per trasportare "coca" Giannino e il suo compagno vengono arrestati: sconta 7 mesi e 24 giorni di carcere a La Farléde di Tolone. " Non potevo rivelare mia vera identità – ricorda – : bruciare la mia copertura avrebbe significato la morte". Quando esce torna in Sudamerica e ormai è quasi un fratello del boss spagnolo Aurelio. Da lui riceve in regalo un Rolex per ogni operazione fatta assieme ma perde famiglia e lavoro.
La fine del ruolo da infiltrato arriva con la maxi operazione Albatros: nel settembre 2007 in mare aperto la polizia sequestra 12 tonnellate di cocaina, valore 720milioni di euro. Tutto finito? No. Aurelio riesce a fuggire e i narcos condannano a morte Giannino. Scatta la protezione come collaboratore di giustizia ma non gli basta a sentirsi sicuro e torna sul Magra. "Se devo morire voglio che sia nella mia terra" aveva detto. Il senso di abbandono, il sostegno di altri collaboratori di giustizia, un paio di "avvertimenti" dei Narcos. Da due anni è sotto la protezione dei carabinieri. "Voglio ringraziare l’Arma – di Franciosi – . Ci sono militari che rischiano per me".
Ora come vive Giannino? "La mia officina è bloccata da un anno e mezzo. Riesco a fare una vita dignitosa grazie alla Rai". Oggi è il protagonista della fiction - Beppe Fiorello ha vestito i suoi panni sul set - e può raccontare ai ragazzi la storia del primo civile infiltrato nei Narcos.