Estra pronta per Venezia con il placet di...Trinchieri

Domani pomeriggio la sfida con la Reyer, ’antipasto’ della Coppa Italia. Coach Brienza ha incontrato per Lega Basket il suo vecchio maestro.

Estra pronta per Venezia con il placet di...Trinchieri
Estra pronta per Venezia con il placet di...Trinchieri

Venezia contro Pistoia, atto primo (o meglio secondo, considerato il match d’andata). Domani, palla a due alle 16:30, i biancorossi sono ospiti dell’Umana Reyer, in quello che sarà un vero e proprio antipasto di Coppa Italia. Già, perché a distanza di tre giorni, le due compagini torneranno a sfidarsi nel quarto di finale della manifestazione che va in scena al Pala Alpitour di Torino. Vietato però gettare lo sguardo troppo in là. Anche perché, come dichiarato da Nicola Brienza in tempi non sospetti, il match che conta di più per l’Estra è quella di campionato. Brienza che nel frattempo è stato protagonista nell’ultima puntata di "Basketball & Conversations", intervistato per la Lega Basket dal suo vecchio maestro, coach Andrea Trinchieri, con il quale l’allenatore biancorosso ha lavorato ai tempi di Cantù.

"A Pistoia sto benissimo. C’è molto legame fra la squadra e la città", il messaggio d’amore lanciato da Brienza. Durante la chiacchierata fra i due, divisa fra il parquet del PalaCarrara e un vivaio, si è parlato soprattutto dell’idea di pallacanestro del coach dell’Estra, che a Pistoia finora ha fruttato grandissimi risultati. "Quando costruiamo una squadra, cerco giocatori con talento nell’uno contro uno e che sappiano fare bene una determinata cosa". Il riferimento a Charlie Moore quasi vien da sé. "Ha qualità che bisogna sfruttare. Poi è chiaro che il mio compito è quello di migliorarlo. E’ fondamentale avere anche elementi che sanno ricoprire più ruoli (Carl Wheatle ne è l’esempio calzante, nda)". Le parole chiave per Brienza sono comunicazione e difesa. "Ciò che ti aiuta a competere è il provare ad aiutarsi in campo e il comunicare. Occorre trovare un linguaggio comune, cercando di risolvere i problemi sul parquet. Per quanto concerne la difesa, accetto meno gli errori commessi nella nostra metà campo che quelli nella metà campo offensiva".

"Non amo i cambi sistematici e di conseguenza tendo a responsabilizzare i giocatori nell’uno contro uno. Poi c’è un sistema con delle regole che vanno rispettate. In attacco – ha spiegato Brienza – voglio squadre che si passino il pallone, creando il miglior tiro possibile". Nella crescita dell’ex Cantù e Trento, un ruolo cruciale - a sua detta - lo ha rivestito l’esperienza a Lugano. "All’estero è tutto diverso. A meno che non tu abbia la fortuna di avere con te la famiglia o un assistente, sei da solo e devi guadagnarti qualsiasi cosa. E’ stato un eccellente banco di prova".

Francesco Bocchini