Pisa, 22 ottobre 2021 - Pisanissimo, di Barbaricina, Simone Vanni è uno dei nomi e dei volti della città conosciuti anche all’estero. Quarantadue anni, ex schermidore specializzato nel fioretto (con numerosi titoli mondiali, oro ad Atene 2004), è commissario tecnico della nazionale di scherma paralimpica e allenatore della grande Bebe Vio (oro a Tokyo). Da 7 anni è anche agente delle Volanti della questura di Pisa.

Simone Vanni (foto Del Punta/Valtriani)
Il suo incontro con la polizia?
"Come per tanti atleti: il gruppo sportivo, allora il responsabile era Stefano Pantano, si è interessato alle mie prestazioni per il settore under venti. Era il 1998. Poi, a giugno dell’anno successivo, si tenne il concorso".
Un periodo intenso.
"Nei giorni del test, mi trovavo ai mondiali in Ungheria (fu un pieno di medaglie, ndr ), chiesi il permesso speciale al ct, feci l’esame e rientrai a Budapest. Sono rimasto 17-18 anni nelle Fiamme oro".
E poi?
"Nel 2014 mi sono ritirato dalla nazionale. Era il momento giusto. La polizia organizza corsi per gli ex sportivi, così ho svolto l’aggiornamento, a giugno 2014, ho cominciato il lavoro in divisa".
Com’è pattugliare la sua città?
"Sono sempre stato innamorato di Pisa".
Eppure ha visitato tanti Paesi.
"Ho girato molto ma ho trovato colleghi che mi hanno sostenuto".
Eppure era più alto in grado, per i meriti sportivi.
"Sì, ma ho fatto un periodo di inserimento affiancato proprio dai più anziani per servizio".
Interventi particolari?
"Quelli esterni, in generale. Vedere la città da poliziotto fa molta differenza, prima non mi accorgevo di tante cose".
Uno che l’ha colpita in particolare?
"Il primo arresto. Prendemmo, in flagranza, un uomo responsabile di furto su auto. Questa prima volta mi ha segnato".
Come è cambiata Pisa in questi anni?
"Come tante altre città. Credo che dipenda soprattutto dalla situazione politica internazionale. Nei miei primi viaggi, nel 1994, ho conosciuto un altro mondo".
Che cosa le manca quando è fuori?
"Il bar Enrico... in generale, la quotidianità, il mio quartiere, Barbaricina. Sono nato e cresciuto lì".
Ha mai paura?
"Fa parte del nostro lavoro. E ci aiuta a farlo al meglio. La tensione, così come nello sport, serve a restare vigile e attento. Come sai gestire la paura, è quello a fare la differenza. L’adrenalina è importante, ma non bisogna farsi sopraffare, anche qui l’esperienza è fondamentale".
E invece la sua famiglia, come vive il suo lavoro?
"La mia mamma continua a dirmi, ogni volta che esco, ‘stai attento’. Ma è la naturale evoluzione della vita. Il giorno del famoso primo arresto, sono arrivato a casa alle 18 dalla mattina..., era il compleanno della mia figlia più grande".
Ha cominciato la sua attività con il Cus e poi con l’Us Pisascherma, ora, il presidente è Giovanni Calabrò: anche adesso lavorate insieme ma lui è un carabiniere...
"Par condicio! ( sorride ). Giovanni è una persona speciale, siamo in sintonia".
A proposito di rivalità: con il livornese Aldo Montano?
"Ci siamo allenati tanto insieme. Abbiamo un ottimo rapporto. L’ho visto 2 settimane fa, persona squisita".
Anche con Salvatore Sanzo avete condiviso un bel percorso.
"10-15 anni di carriera insieme. Gli dicevo, ‘vedo più te di mia moglie’".
Quando Bebe viene in città, la porta in qualche posto in particolare?
"In palestra! E’ molto legata a Pisa, ma è difficile farla girare, la riconoscono tutti".
Come viene visto il suo lavoro dai pisani?
"Siamo dalla parte del cittadino mai contro, non sempre le persone lo capiscono. E adesso Pisa è tornata a vivere: fare servizi a maggio 2020 sotto la Torre deserta è stato impressionante".