Il senatore Razzi in Corea del Nord
Il senatore Razzi in Corea del Nord

Firenze, 9 giugno 2021 - Antonio Razzi, ha visto che cosa succede in Corea del Nord? Vietano jeans e film stranieri.

“Io sono sempre andato in jeans e nessuno mi ha mai detto niente, anzi un paio li ho regalati a uno che se li è presi senza problemi. La prossima volta andrò di nuovo con i jeans”.

Ma come? È pericoloso, si parla di campi di prigionia per i trasgressori.

“Io sono come San Tommaso, che non crede se non vede. C’è tanta propaganda fatta apposta per parlare male di questa nazione. Non mi riferisco a lei, ma sicuramente ci sono tanti giornalisti che scrivono delle cose non vere. Ho visto su La7 una trasmissione in cui parlavano della Corea del Nord un paio di persone a cui veniva voglia di mandare uno schiaffo. Ma io dico, invitate il sottoscritto, ci sono stato 14 volte!”.

Quattordici volte? È un habitué

“Eh, mica una! Ne parlo anche nel mio libro. Io sono uno dei primi occidentali che ha parlato con Kim Jong-un, con il suo staff, con il presidente della Repubblica, con i ministri. Credo che la migliore soluzione sia sempre andarci. Ho portato anche altri giornalisti e mi fa piacere quando uno viene e poi racconta la verità. Una volta un giornalista, di cui non faccio il nome, ha scritto tutte cose false. Poi mi hanno chiamato e mi hanno detto: senatore, questa persona non è più gradita nel nostro Paese. Deve scrivere le cose giuste, non le cose male”.

E lei che ha fatto?

“Naturalmente gliel’ho detto a questo qui: in Corea non credo che quando vedono il tuo nome saranno felice di ospitarti. Anche perché gli hanno pagato l’albergo, da mangiare. E poi si è messo a scrivere cazzate”.

Insomma, Razzi non crede al divieto di jeans

“Tutte cazzate. Altre volte, se lo ricorda, dissero che lo zio era stato sbranato da 120 cani. Un’altra volta che un ministro era stato ammazzato con una cannonata. Due settimane dopo l’ho incontrato e gli ho chiesto: ah, ma sei vivo? Dalle nostre parti dicono che ti hanno ammazzato con una cannonata. S’è messo a ridere”.

Insomma, lei diffida. È diffidente

“Non chiamo nemmeno l’ambasciatore per sapere se è vero o non è vero. Io viaggio comodo, ci sono sempre andato con un paio di jeans. Anche in aereo, mi piace andare sportivo. Dove sbatto sbatto, non me ne frega niente. Poi se i jeans si strappano, valgono di più perché sono alla moda e li posso rivendere. Non è come quando partii per la Svizzera nel 1965 con i jeans rattoppati. Era il 7 ottobre 1965, partii con una valigia di cartone con dentro salumi e formaggi, mia mamma mi dette da mangiare per una settimana così non morivo di fame. Allora era un altro mondo”.

Torniamo al 2021. Non solo i jeans. Anche i film stranieri sono proibiti

“La Bbc fa vedere tutto. Quando voglio vedere lo sport, metto il canale. Poi loro ne hanno uno tutto loro dove si vedono le manifestazioni, le parate. Comunque, il padre di Kim Jong-un amava i film con gli sceriffi”.

Sceriffi?

“Sì, i pistoleri. Tex Willer. I western all’italiana. Li faceva sempre vedere. Non era vietato. Io credo che dopo l’incontro con Trump sicuramente si è addolcita la situazione. Dovevo scrivere a Biden anche per dirgli di seguire le orme di Trump. Sarebbe un buon segnale se Biden va a incontrare Kim Jong-Un. Se vogliamo la pace nella parte asiatica bisogna fare un passo avanti e non un passo indietro. Una volta ho detto al presidente che noi italiani abbiamo tutta un’altra cultura del dialogo e di come essere amici con l’ospite”.

Ovvero?

“Nu’ piatto di spaghetti e nu’ bicchiere di vino. Cin cin. Se la pancia sta piena c’è più serenità”.