Il rebus pronto soccorso: "Solo un esodo di medici"

La denuncia del comitato Ri-nascere in Valdinievole: "Manca personale". La richiesta: quattro dottori e altrettante Oss. E c’è chi anticipa la pensione.

Il rebus pronto soccorso: "Solo un esodo di medici"
Il rebus pronto soccorso: "Solo un esodo di medici"

PESCIA

Il comitato Ri-nascere in Valdinievole, per bocca di una delle sue anime, Claudio Giuntoli, torna a intervenire, per affrontare, ancora una volta, un tema doloroso, quello delle difficoltà che vivono utenti e operatori del Pronto Soccorso, a causa della carenza di personale. "Poche settimane fa, in pieno picco influenzale, avevamo sentito la voce dei pazienti- ricorda –Ci eravamo fatti portavoce delle loro difficoltà, che andavano di pari passo con quelle di medici e paramedici che operano, come sempre con grande generosità e professionalità. Da troppo tempo, infatti, la mancanza di personale, sia dottori che assistenti, costringeva gli operatori a lavorare in situazioni che definire precarie non è sicuramente esagerato. Situazioni che, allora come oggi, costringevano i pazienti a lunghe attese, che poteva accadere che degenerassero in situazioni complicate da gestire. Per questo motivo avevamo chiesto, dal momento che ci risultavano esserci graduatorie aperte e concorsi banditi, che venissero assegnati al nostro Pronto Soccorso almeno quattro medici e altrettanti assistenti Oss. Un ospedale degno di essere considerato tale, in una territorialità come la nostra, che solo in Valdinievole conta più di 120mila abitanti, senza contare i tanti che arrivano a Pescia dalla vicina piana lucchese, deve avere un reparto di emergenza all’altezza. Il sindaco Riccardo Franchi si era subito mobilitato: interpellato, ci aveva risposto che gli era stato garantito l’arrivo di nuove figure professionali entro il mese di gennaio. Siamo arrivati a febbraio. E non si è visto arrivare nessun nuovo operatore, né medico né paramedico. Anzi: ci risulta che una dottoressa assunta con contratto di 30 ore settimanali non faccia più parte del personale operativo in Pronto Soccorso".

Un altro medico, un chirurgo vicino al pensionamento, avrebbe scelto di smettere di lavorare con un anno di anticipo. Una scelta che, hanno commentato alcuni colleghi, "deriva dal disagio che, da tempo, vivono i lavoratori della struttura. Il blocco dei pensionamenti impedisce una uscita flessibile, bloccando la pensione con quello che molti è vissuto come un tradimento. Facciamo turni di dodici ore sia di giorno che di notte: è malsano, così si creano dei malati che dovrebbero assistere gli utenti. Manca il ricambio generazionale: veniamo da una programmazione universitaria che non poteva portare che a questo".

Emanuele Cutsodontis