Piandiscò (Arezzo), 21 ottobre 2020 - Viaggio a casa di Sarri, che da queste parti è chiamato "il gobbo ripulito" o più tecnicamente il "degobizzato", perché sono tanti i tifosi viola che ora godono fra Figline, Vaggio e Piandiscò, fino alla frazione di Caspri dove l’ex allenatore della Juve si è appena costruito una villa divisa in tre lotti sulle colline che si proiettano sul Valdarno. Siepi alte sulla strada, vista maestosa dalla corte: con tutto il rispetto, a Torino c’era la nebbia. Ancora pochi ritocchi, ieri mattina una ditta specializzata stava montando le ultime telecamere di vigilanza per marcare a uomo la privacy, altro che Chiellini e Bonucci su Lukaku. In questo nuovo fortino a forma di loft si è rifugiato Sarri dopo l’esonero – un colpo duro, durissimo, dicono gli amici – immergendosi in una specie di eremitaggio lontano da qualsiasi frequentazione, compresa quella dal tabaccaio a Vaggio, lo spacciatore personale di sigarette che ora Sarri fa acquistare da altri per evitare che la gente gli chieda della Juve, o magari della Fiorentina, dei gatti, o del senso della vita, insomma di qualunque cosa di cui non ha voglia di parlare. Cioè praticamente tutto.

E che fa tutto il giorno un signore che deve modestamente avere otto milioni e mezzo dalla Juve e potrebbe incassarli, da qui al giugno del 2022, anche guardando le serie su Netflix? Aspetta. Passa le giornate fra calcio e ciclismo in tv, molti libri, passeggiate nel parco personale a distanza da qualsiasi attività di giardinaggio (che Sarri scansa), qualche tuffo estivo nella piscina a raso e ora, che fa più freddo, contatti quasi quotidiani con i propri legali per trattare la risoluzione consensuale dalla Juve. Ci sono in ballo tanti soldi, sicché sarà meglio contare le virgole, oltreché gli zeri. Smussature da trovare, ancora parecchie. Tempi previsti ignoti, ma alla fine un accordo si troverà.

Raccontano che il rapporto con il cellulare sia vago e negli ultimi tempi addirittura azzerato, a quasi tutti gli amici Sarri non risponde più, ha perfino applicato la funzione su Whatsapp che impedisce di capire se legge i messaggi. Fa sapere ai pochi del cerchio magico rimasti in contatto che non legge più i messaggi, né risponde, sennò passerebbe tutto il giorno e la notte al telefono. E allora tanti libri, silenzio, il Tour e poi il Giro in tv, qualche partita di calcio, passeggiate dietro la siepe, qualche drone dentro la testa per vedere dall’alto quello che non ha funzionato a Torino.

Ma come, vinco lo scudetto e mi licenziano? "Brutta botta, brutta botta", scuotono la testa a Vaggio. Sarri è dunque (infelicemente?) sospeso in una terra di mezzo, quella del licenziato che ingolosisce tutti i tifosi che sperano in qualcosa di meglio per la loro squadra, a cominciare da quelli della Fiorentina. La domanda vera è questa: accoglierebbe la proposta eventuale di Commisso? Accetterebbe il salto alla rovescia un allenatore che ha da poco vinto l’Europa League con il Chelsea e da pochissimo lo scudetto con la Juve? La risposta di chi lo conosce ed è rimasto nel super ristretto giro dei contatti è sicura: sì.
Con certe garanzie tecniche, certo. "Ma non ci sarebbero ostacoli di altro genere", dice a nome di tutti Vittorio Casucci, ex dirigente del Figline che conosce Sarri da una vita, prima da calciatore e poi da allenatore. "Mi ha sempre detto che un giorno allenerà a Firenze, quando non lo so, ma di sicuro succederà. Ora cosa dice? Parla poco, ma io so già come la pensa. E anche i suoi genitori sarebbero felici".

Parecchi appassionati viola in queste zone, ma anche tanti juventini soprattutto nella casa del popolo di Matassino, tutti festanti quando arrivò la notizia della firma bianconera. Raccontano invece, ed è vero, che gli anziani genitori di Sarri (Amerigo e Clementina) non la presero benissimo; è al confine con la leggenda il blitz di Amerigo sulla porta della casa del popolo piena di gente per una partita della Juve: due dita per tappare il naso e una frase eroica lanciata per salutare la compagnia, prima di sparire nella notte ("Non entro, c’è puzzo di gobbi"). Qui a Vaggio la raccontano ancora ridendo, grande Amerigo. Un signore di 92 anni che non parla mai del figlio, figuriamoci poi con i giornalisti dopo che una volta – come si giustificò poi con Maurizio nella circostanza seccato assai, "solo perché aveva cercato di essere gentile" – ne accolse uno sulla porta di casa e si ritrovò pari pari tutte le parole declinate in un’intervista.

Sarri all’epoca era ai ferri più o meno corti con De Laurentiis, tipo al quale salta facilmente la mosca al naso: le innocenti parole di Amerigo scatenarono un caso. Da allora, mutismo, ma tante battute agli amici: eh, Maurizio senza campo non ci sa stare; eh, la sua vita è insieme ai giocatori. Eh... 

E mentre qui a Vaggio il macellaio si affaccia alla bottega e stana il cronista in teorico appostamento ("Che ci fa qui? Maurizio è nella sede della Fiorentina a firmare"), lo sguardo si posa sulle vecchie scritte sui muri. "Sarri non si tradiscono le origini". Sull’altro muro vicino alla casa di Amerigo e Clementina, ci informano, ce n’era un’altra: "Sarri gobbaccio", ma è stata cancellata. Magari di notte proprio da Amerigo, tifoso viola di 92 anni, che un giorno potrà rimproverare il figlio: "Bella Fiorentina contro la Juve, ma chi hai fatto giocare all’ala destra?".