Tecnici dell’Accademia di Carrara preparano il calco sostitutivo dell’antica stele inserita nel muro esterno di una casa

Massa, 12 ottobre 2018 - Una testa di stele incastonata sulla facciata di pietra di una casa storica in un paesino della Lunigiana sarà prelevata, nei prossimi giorni, e trasferita al Museo del Piagnaro. Non si tratta di una nuova scoperta, ma di un progetto che il Rotary Club Lunigiana sta realizzando con propri fondi e che riguarda,al momento, tre stele conservate all’aperto. L’obiettivo è salvaguardarle ed esporle al museo allontanandole dal naturale degrado causato dagli eventi atmosferici. Ovviamente le difficoltà non sono mai state di carattere tecnico legato alle operazioni di spostamento, ma dal consenso delle comunità e dai privati che le avevano adottate in epoche ormai lontane.

Dopo un lavoro certosino di convincimento i dirigenti del Rotary (guidati dal presidente Andrea Baldini, da Giovanni Dosi e Gianni Tarantola) con il placet della Soprintendenza ai beni archeologici, sono riusciti ad ottenere le autorizzazioni necessarie e stamane prende il via il primo «espianto« di una testa di stele dalla tessitura muraria di un’abitazione nel paese di Caprio in Comune di Filattiera di proprietà della famiglia svizzera Dueblin, originaria di Basilea. Tutta l’operazione tecnica è guidata dal direttore del Museo delle statue stele del Piagnaro Angelo Ghiretti, che è archeologo in procinto, tra l’altro, di dare il via a scavi mirati nella zona di Pontevecchio in comune di Fivizzano dove furono trovate ben 9 stele. La testa originale di cui si parla appartiene ad una stele del gruppo B, databile attorno alla metà del III millennio avanti Cristo. Sarà sostituta da un calco realizzato dai tecnici dell’Accademia di Belle Arti di Carrara. Questo reperto è stato « cristianizzato« con l’aggiunta dell’incisione del monte Calvario e della croce in epoche remote.

Le altre due stele che nelle prossime settimane si trasferiranno nel nuovo allestimento museale pontremolese, sono quelle di Campoli e di Scorcetoli, già molto sciupate. Quella di Campoli è murata presso il locale oratorio e un tempo i contadini utilizzavano la pietra per affilare roncole e falci, la seconda già mutilata, fu scoperta dallo storico Pietro Ferrari attorno al 1935 ed era stata ancorata ad un pilastro davanti al campanile.