Omaggio a Battì. Quelle notti con Piero tra calcio, politica cultura e... facezie

Il ricordo di Carnevali e del suo locale che ha segnato la vita massese "Era frequentato anche da personaggi illustri e diventava un agorà".

Omaggio a Battì. Quelle notti con Piero tra calcio, politica cultura e... facezie
Omaggio a Battì. Quelle notti con Piero tra calcio, politica cultura e... facezie

Quando una sera tornai a Massa e passai dalla Taverna per salutare Battì – Pier Rolando Carnevali – e mangiare un piatto veloce e trovai il locale chiuso ci rimasi male. Quando poi seppi che quella chiusura non era temporanea passarano davanti ai miei occhi in un rapido excursus decenni di vita massese, aneddoti, storie, ricordi indelebili. Sul perché il locale chiudesse ne ho sentite diverse e me ne rammarico. Io posso dire che le ultime volte l’avevo visto affaticato, distratto, pensieroso, e non solo per la malattia in agguato, ma anche per le difficoltà che la vita gli metteva davanti proprio quando è più meritato il riposo. Una sera si era lasciato andare: "Massa non è più come una volta, ora vanno di moda locali mordi e fuggi, dove bere veloce una cosa e fare casino è ciò che i giovani vogliono con sempre meno soldi in tasca". Ma io, imperterrito, ogni volta che tornavo qua passavo da lui. Una volta era diverso, altro che mordi e fuggi: entravamo da Battì alle 20 e si faceva notte oppure arrivavamo a mezzanotte e si facevano lo stesso le ore piccole rimangiando: un piatto di penne o quello che era il primo di moda: gli spaghetti alle vongole veraci, sublimi. Le penne alla Battì erano però storia, un piatto, pluripremiato, inventato da papà Eugenio e cucinato da mamma Dalmira che è sopravvissuto fino all’ultimo nel menù: ’Dagli anni Settanta’ c’era scritto con orgoglio. Piero si immedesimava con Battì e per noi quello era il suo nome, come la maschera che campeggia poco distante dall’ingresso dell’ex Taverna. E che Piero onorò sbarcando nel teatro dialettale: mio padre Giovanni, altro habituée del locale, aveva finito la sua avventura col Teatro Città di Massa, Piero gli offrì il suo appoggo e nacque la Compagnia del Battì, che ebbe la sua gloria. Ma era in cucina o al bancone del bar che lui e il fratello Roberto, chef di valore, davano il meglio. E il locale diventava una vera e propria agorà per discutere di calcio, politica, cultura, facezie varie.

Una sera a un tavolo con Giorgio Albertazzi e Luigi Pistilli, che avevano appena recitato l’Enrico IV di Pirandello al Guglielmi, discettammo (garbatamente...) su una giovane attrice che tentava di farsi largo e che poi ha scelto un’altra strada, Elisabetta Gardini. Un altro che non poteva mancare era Gabriele Lavia, un cui ritratto ha campeggiato nella sala; apprezzava sia la pizza sia la carne e sapendo quanto sia abitudinario non poteva che essere un pregio per la Taverna, dove talvolta si lasciava andare a piccole e amichevoli performance, come dopo l’immenso successo della prima de L’Avaro di Molière. Ma è con la musica che una sera mi riappacificai, a metà anni Novanta, con Piero dopo un diverbio avuto per questioni che poi si rivelarono futili (e infatti non ho mai frequentato il “Borgo Antico”), perché le grandi amicizie hanno bisogno di prove.

Al Guglielmi si esibivano amici brasiliani: Jaques e Paula Morelembaum, Paulo e Daniel Jobim, figlio e nipote di Tom. Fu una serata memorabile. L’organizzatore mi chiese se non mi fosse dispiaciuto accompagnare io gli artisti a cena alla Taverna. Ne fui entusiasta e la serata virò in quello che speravo. A ora tardissima spuntarono le chitarre e gli amici di Rio de Janeiro, a loro agio nella “tasquinha” massese, fecero altri due o tre concerti fino alle quattro e passa della mattina. Nessuno se ne andava, anzi: un altro amico di un tavolo vicino tirò fuori il suo arnese e si unì alla musica. Era il mai troppo rimpianto Nicola Toscano, chitarrista carrarese morto troppo giovane. A distanza di anni Morelembaum, quando lo incontravo in tournée con Caetano Veloso, si divertiva a raccontare quella serata di samba e bossa da Battì, e Caetano ci invidiava molto. Addio Piero “Battì”, mancherai alle nostre notti e non solo.

Pier Rolando Carnevali, per tutti Battì, aveva 76 anni. L’ultimo saluto è in programma oggi, alle ore 15, nel Duomo di Massa.