L'autore di "Ermanno", Andrea Campanella
L'autore di "Ermanno", Andrea Campanella

La Spezia, 10 gennaio 2019 - Taglia un importante traguardo professionale lo spezzino Andrea Campanella, che firma una delle storie del numero di gennaio di Linus, illustrata in quattro tavole dal brasiliano Anthony Mazza.

La storia di una parte del Ventennio e la storia, intesa come vicenda personale di una persona, insieme nell’ultimo numero di una delle riviste più amate del fumetto italiano. Un’opera breve, ma intensa, intitolata “Ermanno”: un nome scelto non a caso, essendo quello del padre dello scrittore e sceneggiatore, protagonista di questo romanzo a strisce.

Una tavola della storia "Ermanno"

Siamo nei primi Anni Trenta alla Spezia: “Papà faceva il garzone di panetteria presso un fornaio: questa è una vicenda di povertà e fame nell’Italia fascista. Mi ha raccontato tantissimo della sua vita – spiega Campanella - di come aveva vissuto la sua infanzia, del fatto che andasse a scuola solo quando c’era da mangiare. Era una fame atavica, la sua, dovuta anche al fatto che mio nonno, suo padre, non riusciva a trovar lavoro perché non iscritto al Pnf”.

Difficile prendere le distanze da un tema tanto intimo? “Ad un certo punto, la parte del figlio si è staccata da quella del narratore, per concentrarsi su una tranche de vie di un determinato periodo storico, in modo da illustrare com’eravamo”. Questo non è l’unico progetto che vede legato Campanella a Linus e alla sua squadra, che tramite il direttore Igort (nome d’arte del fumettista Igor Tuveri, da anni amico dell'autore, ndr) gli hanno commissionato un’altra storia – sarà sull’Africa - per la rivista, mentre è in cantiere anche un romanzo, ancora insieme a Mazza, dedicato al Brasile negli Anni Cinquanta in uscita con Oblomov. Molte le difficoltà legate al lavoro in tandem con un fumettista straniero e al mezzo comics, tanto affascinante quanto impegnativo per uno scrittore e sceneggiatore: “Oltre al fatto di dover tradurre tutto in inglese per Anthony, devo rendere la peculiarità del fumetto, che richiede una scrittura diversa da quella di un romanzo classico: è un racconto per immagini, e si deve ragionare come se si avesse una cinepresa in mano, dando al disegnatore indicazioni sulle vignette, sul tempo interno, aver padronanza dei termini cinematografici senza lesinare sui dettagli. Con i balloon i dialoghi sono una cosa complessa, e ho acquisito da autodidatta una professionalità dopo una lunga gavetta. Per fortuna, sto lavorando con una persona con cui ci siamo intesi e che è a sua volta appassionato di quest’arte, e ci troviamo bene”.

E per congedarsi, Campanella sottolinea la leva più importante di questo capitolo del suo percorso professionale: “Penso che ci sia un deficit nella memoria collettiva, e che sia importante colmarlo, senza ricorrere al folklore”.
Chiara Tenca