Un fitto scambio di chat tra il magistrato Stefano Pizza (già sostituto procuratore di Grosseto) e l’allora consigliere del Csm, Luca Palamara, con l’unico scopo di danneggiare la collega Arianna Ciavattini. Si arricchisce di nuovi particolari la vicenda che vede il magistrato Stefano Pizza invischiato nell’inchiesta sul Csm, dove Palamara è il principale indagato. La Procura generale della Cassazione ha incolpato Palamara e Pizza di un’attività di intenso dossieraggio nei confronti della collega...

Un fitto scambio di chat tra il magistrato Stefano Pizza (già sostituto procuratore di Grosseto) e l’allora consigliere del Csm, Luca Palamara, con l’unico scopo di danneggiare la collega Arianna Ciavattini. Si arricchisce di nuovi particolari la vicenda che vede il magistrato Stefano Pizza invischiato nell’inchiesta sul Csm, dove Palamara è il principale indagato. La Procura generale della Cassazione ha incolpato Palamara e Pizza di un’attività di intenso dossieraggio nei confronti della collega Arianna Ciavattini rea, a detta di Pizza, di "aver sabotato i miei processi di pubblica amministrazione contro un leader politico locale". E ieri il quotidiano La Verità ha riportato alcuni passi salienti delle intercettazioni delle chat tra Palamara e Pizza, che si dice indignato per la richiesta di assoluzione da parte della Ciavattini nei confronti dell’ex sindaco di Campagnatico, Elismo Pesucci. Il 27 ottobre del 2017 Pizza si rivolge all’amico. "Luca (Palamamara, Ndr) scusami ho scoperto solo oggi che la collega di cui ti ho parlato e che ha sabotato i miei processi di pubblica amministrazione contro un leader politico locale (Elismo Pesucci, Ndr) era attivista iscritta a quello stesso partito (Forza Italia, Ndr) prima di entrare in magistratura ed idem la madre! E ora ne ha chiesto l’assoluzione! Cosa che giustifica prevenzione nei confronti del mio lavoro di allora. Mi sembra abbastanza grave. Forse doveva astenersi. Il procuratore sono certo non lo abbia neppure mai saputo. Dimmi tu. Io vorrei tutelarmi. Attendo tue. Ossequissimi". Nei messaggi successivi Pizza non risparmia giudizi sulla Ciavattini ("E’ pure in malafede e quindi più pericolosa che mai") e sull’allora procuratore capo di Grosseto, Raffaella Capasso.

Ma la situazione non si sblocca e allora Pizza a questo punto cerca qualche giornalista amico per far uscire la notizia ("Da giovedì aspetta indicazioni per pubblicare") ma senza successo. Ecco allora la "soluzione finale" come annota la Cassazione. "Infine Pizza predisponeva in accordo con Palamara, che veniva successivamente sollecitato a fornirgli notizie, un esposto anonimo contro la dottoressa Ciavattini, che provvedeva a spedire come sopra preannunciato alla prima commissione del Csm e al consiglio giudiziario di Firenze al fine di promuovere accertamenti e valutazioni tutti tesi a screditare e danneggiare il predetto magistrato". Ma il piano non si realizza e Pizza esterna a Palamara tutta la propria preoccupazione. "Lucaaaa non mi vuoi più beneeee". E Palamara: "Sempre!!!!! Ciccio ti voglio bene".