Don Marco Belleri
Don Marco Belleri

Seggiano (Grosseto), 9 settembre 2019 - Un uomo che sa parlare con le piante. Don Marco Belleri, nato a Bresca nel 1958 ma da tanti anni sacerdote amiatino, oggi, purtroppo per una fatalità, sta lottando tra la vita e la morte a causa di una bruttissima caduta avvenuta in prossimità del Monte Legnone, luogo che aveva raggiunto per fare lunghe camminate.

I cittadini del monte Amiata, in particolare quelle di Seggiano, Piscina e Vivo d’Orcia, parrocchie dove lui opera, stanno vivendo con apprensione queste ore in attesa che qualche chiamata diffonda buone notizie sulla salute del parroco amico di tutti, amante delle piante ed eterno «studioso» della natura.

Di don Marco sono molti che conservano un bel ricordo, lui divenuto prete 1997 è giunto immediatamente sull’Amiata e questa montagna l’ha rispettata, anzi l’ha amata fin da subito. «Io ricordo quando ho conosciuto Don Marco, fu per puro caso. – racconta Fiorenzo Caselli, abitante di Piscina – Mi chiese aiuto perché doveva spostare delle piante, lo aiutai e mi parlò del suo progetto, quello cioè di riscoprire antichi semi, dunque coltivarli e farli crescere. Oggi posso dire che se San Francesco parlava con gli animali, don Marco parla con le piante».

Don Marco è un uomo, un parroco e un cristiano in grado di essere un esempio di coerenza e rispetto assoluto. Lui che il pane lo faceva da solo, con il grano che coltivava, il formaggio è la trasformazione del latte che mungeva lui stesso da una mucca che aveva e infine il suo stile di vita: in mezzo alla natura e alle persone.

Di Don Marco conserva bei ricordi anche Elisa Scheggi, maestra di religione: «Don Marco – racconta Elisa Scheggi – ha un bellissimo rapporto anche con i bambini, durante l’estate insegna loro l’utilizzo del telaio per filare, nutrendo in loro una profonda conoscenza nei confronti dei temi più profondi. Ama la natura e la rispetta profondamente. Forza Don, facciamo il tifo per te».

Don Marco che nella vita ha fatto anche delle scelte forti come rifiutare la tv e altri strumenti tecnologici (ha solo un telefonino) lo si vede in giro, passeggiare per il paese con i sandali a piedi, una maglietta e un paio di pantaloni, i suoi spostamenti avvengono su di una fiat Panda e le sue più grandi passioni: la bici e il trekking.

«Prima che partisse per andare a trovare gli amici del nord – racconta Fiorenzo – gli ho detto che al suo ritorno dalla montagna gli avrei fatto assaggiare le pesche frutto del nostro ultimo innesto. Due pesche si trovano adesso sulla mio mobile di cucina che aspettano il suo ritorno, se sono buone – conclude – le chiameremo le Pesche di Don Marco».