Ginevra Cerrina Feroni
Ginevra Cerrina Feroni

Firenze, 13 novembre 2018 - Ginevra Cerrina Feroni, fiorentina, docente di diritto costituzionale italiano e comparato all’ Ateneo di piazza San Marco. Vicinissima alle posizioni del leader della Lega Matteo Salvini. Dall’ estate scorsa data per probabile sfidante dell’attuale sindaco di Firenze, Dario Nardella, alle amministrative del 2019 come espressione del mondo ‘civico’.

Professoressa, nonostante le smentite molti la danno come candidata alle Comunali.

"Mi è stato chiesto, ho ringraziato pubblicamente. Non sarei stato un candidato della Lega, sarei stato un candidato della società civile appoggiato da una larga coalizione di centrodestra. Ma non sono candidata, non è parte dei miei progetti di vita, non ho mai realmente pensato di farlo. Voglio continuare a occuparmi della mia città e voglio continuare ad occuparmi, nel mio ruolo di professore universitario, di temi istituzionali che hanno bisogno, oggi più che mai, di voci libere".

Lei è chiaramente vicina alle posizioni della Lega.

"Sono stata sempre una donna molto indipendente. Sui temi che la Lega sta portando avanti mi riconosco pienamente: dall’Europa alle questioni su sicurezza e immigrazione. Credo che da molti anni l’Italia avesse bisogno di politiche coraggiose e di dire come stanno le cose realmente. Non sono temi di destra o di sinistra ma temi di buonsenso perché le nostre città e il nostro Paese necessitano di un cambio di passo radicale. E’ inaccettabile che una donna abbia paura a rientrare a casa di sera o timore ad andare a mangiare una pizza con le amiche".

In casa ha respirato aria di Pci. La maturazione del suo pensiero attuale a cosa è dovuto? Alle ideologie che non ci sono più, alla crisi della sinistra di popolo o altro?

"Credo che anche nella mia formazione, essendo stata figlia di un deputato del Pci, c’è anche molto spirito di Sinistra. Su molti temi, ritengo che la Lega stia rappresentando delle strategie, delle istanze, dei bisogni che la sinistra ha dimenticato da moltissimo tempo".

Un esempio.

"Uno banale: il Pd ha guadagnato voti ai Parioli e in via Montenapoleone. Le periferie sono state completamente abbandonate".

Una Sinistra che ha perso identità?

"Una Sinistra di salotto e radical chic, che dà lezioni di etica e di moralità sull’accoglienza nelle nostre città dai comodi divani delle ville. Tutto ciò è molto lontano dalla mia formazione. Non mi sono mai identificata in destra o sinistra, ho conosciuto però la Sinistra che frequentava le case del popolo con mio padre ed era molto più vicina alla gente. Forse quella era da rispettare. Ma ciò che davvero mi ha reso insofferente è la presunzione, quantomeno di una parte della Sinistra, di essere per principio dalla parte del giusto, di detenere il monopolio del pensiero, della cultura, dell’etica, ponendosi in una posizione di superiorità, con dogmi e verità che non consentono dialettica, delegittimando chi la pensa diversamente. Vieni escluso, marginalizzato".

E questo sistema si è manifestato anche nelle professioni, un’appartenenza di sistema.

"Lo abbiamo avuto nell’università, nella sanità, nella pubblica amministrazione. Inaccettabile".

Libertà di stampa, c’è chi al governo la mette in dubbio.

"La libertà di stampa è stata definita la “pietra angolare” di un sistema democratico. Quindi mai toccarla. Però mi piacerebbe ci fosse vero pluralismo di pensiero, invece vedo una parte della stampa molto allineata nel condannare a priori le azioni del governo".

Firenze come sta?

"Sta abbastanza male. E’ fuori controllo sotto tanti profili. Innanzitutto c’è un problema di opere pubbliche che hanno impattato oltre ogni ragionevole limite sulla tenuta della città e sulla capacità di sopportazione dei fiorentini. Questo impatto oltre ad avere devastato sul piano estetico la città, e voi ne avete dato atto riferendovi agli scempi della tramvia, emerge anche sul piano della funzionalità. La gente resta un’ora e mezza bloccata nel traffico. Non mi pare ad oggi che la situazione sia migliorata, anzi è peggiorata".

Di chi la colpa?

"Non è colpa di Nardella, le scelte vengono da lontano, ma dovremo riflettere su quella che è stata la strategia di una città amministrata per troppi anni dalla Sinistra. La città è al collasso e non voglio nemmeno pensare se intendano procedere con l’ampliamento della tramvia andando a toccare le zone dove ancora si circola. Il secondo tema riguarda la vivibilità dei fiorentini: abbiamo un impatto del turismo che è al di là di ogni possibile tolleranza per una città fragile, usata e consumata. Ed un problema gigante di degrado urbano, non solo nelle periferie".

Il Centrodestra può vincere?

"Sì, con un candidato forte che possa esprimere un sentire collettivo anche al di fuori dei rigidi confini politici".

La Regione è sotto l’assalto del centrodestra unito. Sarebbe utile per il territorio un’alternanza nel sistema di governo?

"L’alternanza dovrebbe essere fisiologica in una democrazia. L’anomalia è quando non c’è. Si ripropone un sistema di interessi particolari, un intreccio di relazioni, di nodi, di grumi che zavorrano il sistema senza consentire un cambiamento. C’è bisogno di aria nuova. La nostra regione ha davvero bisogno di un grande, autentico, rinnovamento".