Firenze, 16 febbraio 2021 - Qualcuno ha aperto comunque altri, invece, hanno scelto di attenersi alle regole pur non nascondendo la rabbia per l’ennesima "mancanza di rispetto". Il provvedimento, scattato dopo un preavviso di appena 36 ore, ha chiuso i ristoranti nel giorno di San Valentino, una domenica che per tanti sarebbe stata da tutto esaurito, con un danno a Firenze di quasi 15milioni di euro. "Ora la pazienza è finita" sono chiare Confcommercio e Confesercenti che proprio in queste ore stanno organizzando una manifestazione che coinvolgerà tutto le attività economiche. I due direttori Franco Marinoni e Alberto Marini stanno chiamando a raccolta tutti i coordinatori del mondo della ristorazione, del commercio, del turismo ma anche le associazioni degli ambulanti e le agenzie immobiliari.

Una chiamata alle armi che arriva dopo l’ennesimo tentativo di cercare un dialogo col Governo e chiedere di salvare almeno la giornata di domenica. "Ci stiamo preparando a una grande iniziativa di protesta che andrà in scena tra una decina di giorni" sottolineano Marinoni e Marini.

Intanto Aldo Cursano, presidente di Confcommercio Firenze, chiede alla Regione Toscana che i 9 milioni di euro del bando di aiuti al settore, al momento non ancora assegnati, vengano ridistribuiti tra le attività maggiormente colpite che non hanno potuto usufruire del bonus. "Abbiamo già aperto un confronto con le associazioni – sottolinea l’assessore al commercio e al turismo della Toscana, Leonardo Marras -. La nostra intenzione è usare le risorse avanzate per interventi di ristoro destinati sempre alla ristorazione e, più in generale, alla filiera del turismo, magari a chi non ha potuto partecipare al bando pubblicato ma che comunque ha patito ugualmente pesanti danni".

«Ci sentiamo veramente feriti da questo atteggiamento del ministro Speranza che sembra quasi persecutorio. Come\ si fa a consentire la mobilità delle persone e a chiudere allo stesso tempo gli esercizi pubblici, nati a servizio delle persone?" attacca Cursano.

All’indomani dell’entrata in vigore del provvedimento, tra gli imprenditori serpeggia malumore. Tommaso Grasso, titolare del Golden View di via de’ Bardi, aveva organizzato l’inaugurazione del suo locale, chiuso da marzo, proprio per il giorno di San Valentino. 4mila euro di spesa, un investimento per la pulizia e la sanificazione del ristorante, tovaglie e addobbi nuovi e il costo del personale utilizzato per i preparativi e la cucina.

«Avevamo 80 persone prenotate per l’inaugurazione che abbiamo fissato simbolicamente a San Valentino, per ricambiare l’amore della città - dice Grasso -. Quello che fa più rabbia sono i modi: il nostro lavoro ha bisogno di programmazione".

A catena, i mancati incassi per i ristoratori si sono riversati anche su tutto l’indotto. "Avevo più di 500 euro di dolci prenotati solo da ristoranti – spiega Andreina Mancini, titolare della Pasticceria Sieni -. E con l’arancione abbiamo perso il 50% di incassi rispetto alla settimana precedente. Il virus non va sottovalutato ma bisogna aiutare le attività prima che sia troppo tardi".