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10 mag 2022

’’La Pace’’ di Canova contro la guerra

Esposto a Palazzo Vecchio la copia in gesso del capolavoro di Kiev, con un progetto di Vittorio Sgarbi

olga mugnaini
Cronaca

di Olga Mugnaini

L’originale in marmo bianco di Carrara si trova a Kiev, ora nascosto e protetto per sfuggire alla devastazione della guerra.

Ma la copia in gesso del capolavoro di Antonio Canova, è custodita a Possagno, il museo gypsoteca del grande artista neoclassico. Da domani, quel gesso della “La Pace“, scolpita da Canova intorno al 1815, arriva a Palazzo Vecchio nella Sala di Leone X per restare esposto fino al 18 settembre.

E’ stato Vittorio Sgarbi a curare l’evento dal titolo “La Pace di Kiev: l’arte vince sulla guerra“, insieme al Museo Novecento: "In questo momento così drammatico, esporrre il modello in gesso della Pace di Canova è un modo per offrire la contemplazione del capolavoro, altrimenti negata dal conflitto", spiega.

Un’opera altamente simbolica, sia per il committente, sia per ilperiodo in cui fu realizzata, che si sperava potesse essere davvero un’invocazione alla pace, come oggi, rimasta però inascoltata. "Questa statua è stata concepita da Canova nel 1811-12, e realizzata nel 1815 per un committente russo morto prima di vederla - racconta Vittorio Sgarbi – Nikolaj Petrovi Rumjancev era un politico e diplomatico russo, menzionato anche da Lev Tolstoj in Guerra e pace. Nonostante una carriera militare alle spalle, era un pacifista, filo-francese, ammiratore di Napoleone. Nel 1811 commissionò a Canova un marmo bianco da collocare nel salone del suo palazzo di San Pietroburgo. La scultura avrebbe dovuto rendere omaggio ai trattati di pace che avevano posto fine a tre guerre e che la famiglia Rumjancev aveva contribuito a siglare. Successe poi che Napoleone attaccò la Russia, come ha fatto Putin con l’Ucraina. Ecco perché quest’opera racchiude una serie di intrighi formidabili di passato e di presente. C’è un ammiratore della pace che chiede la pace per sé, e la chiede pensando a Napoleone, ma mentre la chiede Napoleone arriva alle porte della Russia".

Canova concluse il marmo nel 1815 e nel 1816 l’opera, alta oltre due metri, arrivò a San Pietroburgo. Alla morte di Nikolaj Petrovi Rumjancev, la sua collezione viene donata allo Stato e va a costituire nel 1831 il primo museo pubblico russo.

"Krusciov, segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica di origini ucraine, decide nel 1953 di trasferire la scultura da San Pietroburgo a Kiev, al Museo Nazionale Khanenko - prosegue Sgarbi – . Qui, viene pressoché dimenticata: l’Ucraina riscopre il grande valore dell’opera poco meno di vent’anni fa, viene ritrovato un carteggio tra Antonio Canova e l’ambasciatore di Vienna, che aveva fatto da intermediario per la commissione". La riscoperta del carteggio ha consentito di ricostruire la storia delll’opera.

L’esposizione assume un’ulteriore risonanza in quanto vicina alla grande tela di Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato, esposta nel Salone dei Cinquecento.

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