
La commemorazione dei carabinieri fucilati a Fiesole il 12 agosto 1944
Affrontarono il plotone d’esecuzione, pur di non far fucilare dieci fiesolani innocenti dai nazifascisti. Lo fecero da carabinieri, con senso del dovere e delle istituzioni. Fiesole, 12 agosto di ottanta anni fa, i carabinieri Umberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, furono uccisi così. Avevano appena 20 e 22 anni. Quel gesto eroico racconta uno degli episodi più cruenti della liberazione di Firenze. Per le celebrazioni dell’80° anniversario, l’Arma, il 12 e 13 settembre prossimi organizzerà una serie di cerimonie solenni per ricordare i tre militari, ma anche per sottolineare il ruolo determinante che in tutta Italia i carabinieri hanno avuto nella campagna di liberazione. La storia ci racconta che fin dalla primavera ’44 fu chiaro che Fiesole sarebbe stata un luogo strategico nella linea difensiva e offensiva dei tedeschi. Secondo i piani, quando l’inevitabile (la presa di Firenze da parte degli alleati) fosse successo, dal colle etrusco nazisti e fascisti avrebbero continuato a tirare sulla città in modo da rallentare gli angloamericani e completare la ritirata verso la linea Gotica. Per questo da tempo i partigiani della divisione ‘Giustizia e Libertà’ avevano preso contatto con la Stazione fiesolana dell’Arma per smontare il piano tedesco. Gli uomini agli ordini del vicebrigadiere Giuseppe Amico, pur continuando a svolgere i normali compiti d’istituto, cooperavano con i partigiani fornendo armi, informazioni e viveri, sia partecipando alle azioni. Proprio in una di queste, il 29 luglio i tedeschi sorpresero una staffetta, Rolando Lunari, che andava coi militari a consegnare documenti nell’area di San Clemente. Fu necessario usare le armi. Un tedesco venne ucciso, un carabiniere, Sebastiano Pandolfo, venne arrestato e fucilato con lo stesso Lunari. I tedeschi cominciarono ad agire contro l’Arma. Il 6 agosto venne arrestato il comandante di Stazione. Dopo cinque giorni, il vicebrigadiere Amico riuscì a far arrivare un messaggio ai suoi rimasti in caserma, tra cui La Rocca, Marandola e Sbarretti: avrebbero dovuto lasciare la stazione e proseguire la battaglia a Firenze coi partigiani. Ma arrivare a Firenze in quel momento così delicato fu loro impossibile, così decisero di continuare le loro azioni sul colle. Questo equilibrio precario si rompe alle 14 del 12 agosto, quando monsignor Turini, cancelliere della Curia di Fiesole ed il segretario comunale, dottor Orietti, raggiunsero i carabinieri informandoli che il comando tedesco, dopo un rastrellamento, aveva minacciato la fucilazione di dieci ostaggi qualora in serata non si fossero consegnati. Umberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti decisero di presentarsi, sapendo bene che andando dai tedeschi avrebbero segnato il loro destino. Furono fucilati nel giardino della pensione Aurora. Un quarto carabiniere, Francesco Naclerio, ugualmente imprigionato, ebbe la vita salva, ma le motivazioni su questa scelta sono rimaste ignote. Ai carabinieri Marandola, La Rocca e Sbarretti è stata concessa la medaglia d’oro al valore militare.
Fabrizio Morviducci