Amata Innocenti e la figlia Barbara Fioravanti (Fotocronache Germogli)
Amata Innocenti e la figlia Barbara Fioravanti (Fotocronache Germogli)

Firenze, 27 novembre 2020 - La gioia dentro alla sofferenza. Forse non è vero che tutto va male. Sì, il virus è feroce, semina il dolore e alimenta il peggio. Ma in mezzo a questo putiferio chiamato pandemia c’è anche del bene. Storie di profonda gentilezza, esempi di una forza capace di avere la meglio anche sul morbo oscuro. Ce lo ricorda la testimonianza di Barbara Fioravanti, 52 anni, uscita dal calvario del Covid insieme alla mamma, Amata Innocenti, che di anni invece ne ha 89. Hanno condiviso la malattia e pure la stanza, nel reparto ’Covid center 2’ di Careggi. E tenendosi per mano hanno vinto.

«In questo periodo di caos, dove c’è tanto dolore, con molta gente che nega la gravità del virus o approfitta della situazione per arricchirsi alla faccia di chi muore, ci terrei a elogiare persone che nonostante tutto riescono a essere una luce nel buio", racconta Barbara che ha avuto l’ossigeno giorno e notte e per dormire doveva mettere le cuffie da quanto erano incessanti i lamenti dei pazienti, affamati d’aria.

"Non ho patologie e non sono una mamma social, uso a malapena WhatsApp ma ci terrei con queste mie parole ad arrivare a quante più persone possibili – continua Barbara – Purtroppo tutta la mia famiglia è stata colpita dal virus. Io e mia madre a distanza di due giorni siamo state ricoverate in ospedale. Per fortuna ora stiamo entrambe bene e sono tante le persone che voglio ringraziare".

Più della sofferenza è forte lo stupore. "Quando mi hanno detto che anche mia mamma era stata ricoverata ho pensato: ’Eccoci, ora non la rivedrò più’. E invece il personale si è subito adoperato per fare in modo che mia madre non solo venisse trasferita nel mio stesso reparto, ma anche nella mia stanza – riprende Barbara – Dai dottori agli inservienti, dagli infermieri agli operatori: ho visto nei confronti di ogni malato solo disponibilità, gentilezza, professionalità, affetto, dolcezza. Mia madre è anziana, di ospedali ne abbiamo girati diversi, eppure non avevo mai visto una tale attenzione per i pazienti. Il personale l’abbracciava, le puliva le protesi, si fiondava in caso di bisogno".

Nonostante lo stress, le difficoltà, la paura di un possibile contagio. "Là dentro ho conosciuto persone splendide che lavorano in condizioni esasperanti, respirando a fatica con due mascherine, visiera di plexiglass, tute sigillate e quattro paia di guanti. Dei professionisti che per ore non possono andare in bagno né bere, alcuni scelgono anche di stare lontani dalla famiglia per sicurezza rischiando comunque il contagio nonostante mille attenzioni".
Dopo una settimana in ospedale Barbara è stata dimessa e due giorni dopo anche Amata è tornata a casa. Ora sono entrambe negative, stanno bene, l’incubo è finito. "Mia mamma è una roccia, in alcuni frangenti è stata meglio di me e mi dava la forza – conclude Barbara – E tutto questo grazie soprattutto al personale di Careggi. A loro voglio dire: ’Non sarete degli eroi ma siete l’onore e il vanto della nostra sanità’".