Trophée di Giorgio de Chirico
Trophée di Giorgio de Chirico

Firenze, 9 dicembre 2018 - Un olio su tela di Giorgio de Chirico, dal titolo "Trophée", eseguito tra il 1928 e il '29, è stato aggiudicato per 613mila euro ad un'asta di arte moderna e contemporanea di Pandolfini a Firenze. L'opera che doveva con ogni probabilità, visto il formato, essere un sovraporta per la sala della casa parigina del gallerista e collezionista francese Léonce Rosenberg, ha una ricca bibliografia e un'importante vicenda collezionistica che la porta a riapparire in Italia solo negli anni '60.

Successo anche per Ottone Rosai: il dipinto "L'incontro" è passato di mano a 62.500 euro, oltre quattro volte la stima, alla fine di una combattuta competizione tra un compratore in sala e i collezionisti intervenuti al telefono.

L'incontro di Ottone Rosai

L'incontro di Ottone Rosai

 

Interesse poi per "Concetto spaziale", una carta, penna, buchi e strappi che Lucio Fontana ha eseguito nel 1949 che ora è in una nuova collezione per 32.500 euro.

 

Concetto spaziale di Lucio Fontana

Concetto spaziale di Lucio Fontana

 

E infine è andato bene anche "La laguna bianca", un olio su tela del 1954 di Renato Birolli che ha raddoppiato la stima di partenza chiudendo a 30.000 euro.

 

Informazioni sul de Chirico

Dal catalogo della Casa d'Aste Pandolfini

Dipinto tra il 1928 ed il 1929, il quadro doveva far parte evidentemente della sala per Casa Rosenberg (il formato è da sovrapporta). In data imprecisata il quadro passa a Francis Picabia, che nel 1944 lo vende tramite una casa d’aste di New York. Riapparirà in  Italia, 
negli anni Sessanta. Gli elementi enucleati dal tema dei gladiatori sono una corazza, un elmo e varie armi ambientate nella stanza, dal soffitto basso. Esiste un altro quadro (come questo 
registrato nella fototeca di Rosenberg) in cui elementi simili si collegano all’idea del “ trofeo” 
sviluppata nel 1926 in sei quadri di alta eccitazione pittorica. 
I trofei sono in genere un agglomerato di forme dissonanti del tipo “interno metafisico”. Statue e cavalli, elmi achei e mani tese nel gesto dello scongiuro, drappi e frontoni, ….montaggio e smontaggio, senso aprotopaico e anticubismo. E’ un po’ il ritorno al Grande metafisico della fine dell’epoca di Ferrara: un totem. Apparentemente privo di senso riesce a coagulare antico e moderno, in una consacrazione che somiglia a un manichino. 
Dall’insieme di oggetti nasce un soggetto che è segno di assenza.

E' curioso come, alla fine del 1929, de Chirico arrivi a fondere gladiatori e trofei in un tema unico: un agglomerato di nudi e modellini architettonici, cavalli finti e vere fiamme, busti giganteschi e corazze vuote, Nei Costruttori di trofei si alternano infanzia e Gioco, con una serie di camere popolate come isole, e così esplicate in Hebdomeros: “ Ebdomero si recava in quella città costruita come una cittadella (…) e vi trovava sempre gli stessi uomini dalle proporzioni giuste, perfettamente sani di corpo e di spirito ed applicati alla loro occupazione prediletta: “ la costruzione dei trofei”, così sorgevano in mezzo alle camere e ai salotti quelle impalcature curiose, severe e divertenti nel tempo stesso”. 
(Fagiolo dell’Arco, dal catalogo della mostra de Chirico, gli anni Venti, Verona e Milano, 1986-1987, p. 172) 
 L'opera è stata richiesta in prestito, per la mostra intitolata De Chirico e Savinio, Una mitologia moderna, Fondazione Magnani Rocca, 16 marzo - 30 giugno 2019, a cura di Alice Ensabella e Stefano Roffi. 

 

Informazioni sul Rosai

Dal catalogo della Casa d'Aste Pandolfini

Dipinto praticamente inedito, si tratta di un'opera di particolare misura compositiva; le due figure fanno da struttura portante del quadro, senza tuttavia che il tipico scorcio, qui notevolmente armonico e ordinato, quasi pacato negli umori, abbia minor risalto.