Luigi Caroppo
Luigi Caroppo

Firenze, 21 ottobre 2019 - Dove è finito il senso del limite? Quella insicurezza che fa venire i brividi di fronte a una situazione sconosciuta di cui non si conoscono le conseguenze? Quella incertezza che fa retrocedere dai propri istinti e fare un passo indietro? Generazioni di giovanissimi che vivono tutto e subito, si dice.

Sballottate tra il virtuale, dove tutto è immaginabile e vivibile, e la realtà che ancora impone regole. Il salto da un mondo all’altro è ad alto rischio se non si sono mai avuti gli strumenti, o si buttano via, per capire che il mondo globalizzato del web è una porta aperta verso il fantastico che può essere affascinante, ma anche profondamente nero, buio, angoscioso.

Alla luce del sole il mondo non è lo stesso del buco nero di giochi on line, delle balene blu che ti guidano verso la morte. Fuori c’è il mondo. Ci sono le emozioni. Amarezze e delusioni. Ma ci sono anche la gioia di un sorriso, il calore di un abbraccio, la carezza che conforta, una mano tesa. Non siamo più educati ai sentimenti, forse.

E così il senso del limite ci sfugge perché tutto deve essere raggiungibile. Proprio perché non c’è la forza di soffrire e di assorbire le delusioni e la capacità di lasciarsi andare alla felicità. Gli ’operatori di strada’ in molte città italiane hanno lanciato ad esempio l’allarme sui farmaci oppiodi pericolosi comparsi nel mercato nero della droga.

È solo l’ultimo sos. Bisogna intervenire. La repressione, ripetono gli esperti, serve a poco. Basta pensare a quanti minori aggirano i divieti per comprare l’alcol. È il dialogo il passepartout? E i genitori? E la scuola? Dopo l’educazione civica, bisognerebbe parlare anche in classe, ma anche in casa, di rabbia e di ansie come di necessità di aprirsi all’altro e di non aver paura delle emozioni. Educazione sentimentale: non si insegna con i libri, ma con l’esperienza.