Il primo dirigente del commissariato, Francesco Zunino
Il primo dirigente del commissariato, Francesco Zunino

Empolese Valdelsa, 8 dicembre 2018 - Un ricatto sessuale a neppure sedici anni. Costretta a vivere nell’angoscia che quel suo coetaneo, come lei studente in un istituto superiore dell’Empolese Valdelsa, le inviasse un nuovo, angosciante messaggio chiedendole prestazioni sessuali per non divulgare, a suo dire, foto intime della giovane delle quali sarebbe venuto in possesso non si sa in che modo.

Un inferno quotidiano interrotto dall’intervento del padre della ragazza: venuto a conoscenza della ‘corrispondenza’, nei giorni scorsi, si è presentato con la giovane figlia negli uffici del commissariato di piazza Gramsci. Lì, ha raccontato ciò che stava accadendo. A quanto appreso, da alcune settimane, la 15enne era letteralmente perseguitata dal coetaneo che, via messaggistica Whatsapp o attraverso eloquenti telefonate portava avanti le sue crude richieste, sostenendole con il disgustoso ricatto.

Gli agenti, raccolto lo sfogo di padre e figlia, hanno fatto sì che la giovane accordasse un incontro con il suo molestatore e, il giorno stabilito, in una piazza del circondario, si sono presentati anche loro. Hanno fermato il ragazzino, hanno accertato che fosse l’autore dei messaggi e lo hanno quindi denunciato per tentata estorsione. Questo il reato commesso dallo studente. Un reato estremamente grave, capace di minare la serenità di chi ne è vittima.

«La vicenda avrebbe potuto avere un epilogo ben più grave – ammette il primo dirigente del commissariato di Empoli, Francesco Zunino – Ce lo raccontano fatti di cronaca, avvenuti lontano da qui. Voglio elogiare il comportamento della famiglia, del padre della giovane che ha saputo esserle vicino, scegliendo la strada della giustizia e rivolgendosi ai nostri uffici. Una scelta che ci ha permesso di intervenire e porre fine a una situazione che comprensibilmente angustiava la ragazza». Da qui l’appello a «dialogare con i propri figli e a monitorare i dispositivi telefonici e a rivolgersi alle forze dell’ordine. In questo caso, il padre ha guardato in modo fortuito il telefono della propria figlia ed è quindi potuto intervenire, dando il la anche ai nostri accertamenti».