Agnese Pini, direttrice della "Nazione"
Agnese Pini, direttrice della "Nazione"

Firenze, 15 dicembre 2019 - E dunque perfino in Toscana la Lega avrebbe superato il Pd nel cuore degli elettori? Il clamoroso sorpasso, che a queste rosse latitudini va maneggiato con prudenza, lo mette nero su bianco un sondaggio Swg, commissionato dalla Lega stessa in vista dell’elezione del governatore che si terrà a primavera, e che pubblichiamo in esclusiva. I sondaggi sono materia da trattare col dovuto distacco.

Ma che la tenuta della sinistra in regione vacillasse lo avevano già registrato i numeri, questi sì inoppugnabili, delle ultime Europee (Pd al 33 contro una Lega al 31). Segno dell’appannamento di un sistema di valori che nelle regioni rosse ha visto erodere fiducia e consensi: vedi il caso Umbria, ma anche la battaglia in corso nell’indebolita roccaforte emiliana.

Ci sono però, in questo testa a testa politico che segna il passo coi nostri tempi incerti, anche alcune variabili indipendenti che vale la pena analizzare: potremmo chiamarle «fattore S». Dove «S» sta per i 5 Stelle, ma anche per le Sardine. I due movimenti – che aborrono la parola «partito» e che seppure in tempi diversi sono entrambi nati sotto il grande ombrello dell’antipolitica – potrebbero essere imprevedibili aghi della bilancia nella partita Toscana, ma non solo.

Vediamo come. Secondo il sondaggio Swg i 5 Stelle non sposterebbero voti in modo decisivo né da soli, né appaiandosi al Pd. Ma se in Toscana pentastellati e sinistra decidessero di correre insieme, parte dei consensi grillini finirebbe diritta al centrodestra.

Uno schema che ricalca i maldipancia romani di un movimento sempre più appannato nella struttura, nelle idee e nella ricerca del consenso. Fattore «S» per Sardine: i pesci della politica nostrana sono una forza dal peso elettorale ancora inafferrabile, ma potenzialmente in grado di catalizzare voti in chiave anti salviniana.

In quali percentuali? Difficile dirlo, tanto più che da qui alla primavera prossima quello che oggi è solo un movimento di piazza potrebbe tradursi in una forza più strutturata, anche se non necessariamente funzionale a far crescere la sinistra. Già, la sinsitra. Il terzo «fattore S» potrebbe essere proprio lei: in Toscana alcune delle 18 (!) sigle che la compongono agitano le acque intorno al candidato scelto dal Pd, Eugenio Giani, che non convince i partiti più di lotta che di governo, indebolendo la tenuta dell’intera coalizione.

Vero è che neppure il centrodestra ha ancora individuato il suo governatore: ma a destra il nome che vale davvero, nell’agone, è quello di Salvini. È lui che porta voti. È lui che ha vinto in Umbria. È lui che si gioca il tutto e per tutto in Emilia. I suoi candidati sono destinati a restare in seconda fila. Chiunque essi siano.