Le ragazze Erasmus morte in Spagna (Ansa)
Le ragazze Erasmus morte in Spagna (Ansa)

Grosseto, 15 maggio 2019 - Archiviazione. Una parola per distruggere il desiderio di giustizia e riaprire le ferite dell’anima per un dolore che certo non si potrebbe dissolvere con una senteza, ma che – almeno – potrebbe lenirsi nella consapevolezza che finalmente è stato fatto qualcosa perché una tragedia simile non si ripeta mai più. Invece, no: archiviazione.

Lo ha scritto di nuovo, per la terza volta, il giudice spagnolo che doveva decidere se far aprire o meno il processo per fare chiarezza sull’incidente che il 20 marzo 2016 costò la vita a 13 studentesse universitarie che si trovavano in Spagna con il progetto Erasmus. Il pullman sul quale viaggiavano sbandò mentre rientrava a Barcellona dalla festa di primavera delle Fallas, a Valencia, e quello è stato l’ultimo viaggio che hanno fatto nella loro breve vita. Sette di loro erano italiane, tre toscane: Elena Maestrini (Grosseto), Valentina Gallo (Firenze)  e Lucrezia Borghi (Greve in Chianti, Firenze).

Secondo il giudice spagnolo – una donna – non ci sono motivi e presupposti per aprire formalmente un processo. La notifica della decisione è arrivata nel pomeriggio di ieri.

«Provo grande rabbia e un grande dolore – dice Cinzia Zanaboni, avvocato della famiglia Maestrini –, perché tutto questo lo trovo inaccettabile. Nei giorni scorsi ho seguito sui media l’imbarazzo del presidente Sergio Mattarella perché durante la visita dei Reali di Spagna è stato suonato l’inno franchista, ma nessuna delle famiglie di queste ragazze uccise in un incidente stradale ha ancora potuto notare la stessa indignazione da parte delle nostre istituzioni, dei nostri politici di più alto grado per ciò che sta facendo invece la giustizia spagnola. Scandalosa è la sola parola che mi viene da dire per commentare la nuova archiviazione disposta dal giudice».

Adesso gli avvocati potranno impugnare l’atto di fronte alla Corte di Appello, ma anche qui c’è un problema. «Bisogna evitare – dice ancora il legale – di ritrovarsi di fronte di nuovo allo stesso giudice, perché questo è tecnicamente possibile, e rivolgersi direttamente alla Corte di Tarragona».

«Non fermiamoci: serve l’impegno di tutti per arrivare alla verità su una tragedia che è di tutta l’Europa». Può essere sintetizzato così il contenuto della mozione approvata all’unanimità ieri dal Consiglio regionale e che richiama «l’attenzione della giunta» affinché «si attivi con Governo e Parlamento per fare chiarezza e punire chiunque abbia una responsabilità e per evitare che tali circostanze possano ripetersi».

La mozione è stata presentata dal capogruppo del Pd, Leonardo Marras, ma di tempo a disposizione per farsi sentire non ne resta un granché. «Io mi chiedo – dice Gabriele Maestrini, il padre di Elena – per quale motivo questo giudice voglia sostituirsi a chi potrebbe valutare e poi giudicare in base agli elementi di prova raccolti attraverso testimonianze e perizie. E soprattutto non capisco perché stia andando contro alle richieste dello stesso pubblico ministero spagnolo che questo processo lo sta chiedendo insieme a noi».

Ha collaborato Elettra Gullè