Prato, 6 maggio 2021 - Aveva un contratto di apprendista, Luana D’Orazio, l’operaia di 22 anni stritolata dall’orditoio a cui era addetta. Un particolare che dovrà essere vagliato dagli inquirenti per capire se la povera Luana poteva restare da sola a manovrare quella macchina pericolosa. Aveva un contratto quinquennale e guadagnava fra i 900 e i 1100 euro al mese. Soldi con cui avrebbe voluto costruire la sua indipendenza, dare un futuro al suo bambino prima che la sua vita venisse interrotta bruscamente.

Un aspetto che anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha affrontato: "Quello che sta succedendo è inaccettabile - ha detto Landini  a proposito degli infortuni e dei morti sul lavoro tornando a chiedere più formazione e più controlli nelle aziende - La cosa che colpisce è che le persone muoiono sul lavoro come trenta o quarant'anni fa. Nell'era del lavoro a distanza in presenza si continua a morire. Luana era un' apprendista, Il problema della formazione è importante. È importante che in ogni luogo di lavoro ci sia un rappresentante per la sicurezza e - ha aggiunto - ci vogliono più controlli. Bisogna assumere più ispettori. Bisogna fare un salto e considerare la sicurezza non un costo ma una condizione per lavorare".

Aspetto toccato anche da Sinistra Italiana Toscana:  "Luana era un'operaia, lavorava da circa un anno come apprendista, la sua paga era di 900/1100 euro. Luana D'Orazio era da sola alla macchina nonostante un apprendista non possa essere lasciato solo davanti ad una macchina del genere senza essere supervisionato e formato. Per poi essere assunto come operaio. In questi anni si è deregolamentato e precarizzato il lavoro, ridotti i diritti".

"Prima del Covid ho assunto tre giovani, uno da apprendista. Che posso dire? Che ci vuol tempo per insegnare e per imparare un mestiere, ha spiegato a La nazione Andrea Belli, imprenditore che a 71 anni continua ad alzarsi prima delle 4 per tirare su il bandone della sua azienda e che ne ha visti di giovani tentare la strada del tessile. Titolare dell’"Orditura Gt 2000", è stato colpito dalla vicenda di Luana. Una tragedia che "rende tutti sconfitti", precisa Belli. Ma dopo il dolore subentra la riflessione. Una morte che ha aperto una serie di interrogativi, molti legati ai temi della formazione. Per capire è utile partire dai numeri: "Oggi non ci sono più frotte di ragazzi pronti a diventare operai tessili, è innegabile" dice. "Il percorso di avvicinamento al mestiere di orditore è lento. Non si impara da un giorno ad un altro: l’orditoio, fra i tanti, è uno tra i macchinari meno pericolosi. Prima di arrivare a comandarlo in autonomia passano anni" aggiunge l’imprenditore, che ha iniziato a lavorare adolescente imparando dai più anziani, quando la tecnologia non era arrivata a fare da argine agli infortuni. La generazione dei pensionati tessili di oggi porta i segni sul corpo: arti mancanti, braccia offese e falangi mozzate.

Nel 2021 non è più così e gli infortuni si sono ridotti, ma si continua a morire in fabbrica. "I giovani iniziano imparando il dai primi gesti, i più ripetitivi. Ogni apprendista deve essere affidato ad un tutor che gli insegna cosa e come farlo, passo dopo passo. Prima si parte con le fasi meno pericolose e poi via via con le lavorazioni più delicate" spiega Belli. "E’ un percorso in progressione, ogni giorno l’operaio impara qualcosa. Per comandare da soli un orditoio possono servire anni e nel momento in cui un ragazzo è pronto può lasciare lo status di apprendista per diventare operaio tessile. È così che dovrebbe essere. Non c’è una scadenza netta, un ragazzo si può formare in un anno mentre altri hanno bisogno di più tempo". C’è da mettere in conto anni di impegno e sacrificio, il distretto fatica a trovare operai specializzati e le prospettive non sono così allettanti: "Ai giovani dobbiamo insegnare ad alzarsi ogni mattina alle 6. Io da 40 anni mi sveglio alle 3.45".

Le indagini

La procura ha indagato la titolare dell’orditura, Luana Coppini, e il tecnico manutentore esterno all’azienda, Mario Cusimano. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo e rimozione e omissione dolosa delle cautele antinfortunistiche. E’ proprio da questa seconda ipotesi che partirà il lavoro dei periti (della procura, della difesa e della famiglia) . Sì perché la protezione al macchinario era stata alzata, non c’era. Luana è stata inghiottita dai rulli senza che nessuno si accorgesse di nulla. E’ probabile che la ragazza si sia avvicinata per sistemare i fili nel momento iniziale della lavorazione degli orditi (la base da cui viene realizzata la tela).

Ma qualcosa deve essere andato storto. Il macchinario ha una cellula di sicurezza che dovrebbe bloccarlo quando qualcosa resta impigliato. Cellula che, a quanto pare, non avrebbe fatto il suo dovere nel momento in cui il gracile corpo di Luana è stato agganciato finendo dentro il rullo. Mancava la protezione e la cellula non ha funzionato. Saranno questi i due aspetti da cui partire per ricostruire la dinamica dell’incidente.

Chi ha tolto la protezione e perché? E’ stata Luana? E poi, essendo apprendista, poteva restare da sola a manovrare quel macchinario così complesso? Domande a cui solo le indagini potranno dare risposte. Luana lavorava nell’orditura da un paio di anni e sembra che conoscesse l’apparecchio, un Karl Mayer di fattura tedesca. Anche se già in passato aveva avuto qualche problema, come racconta la madre, Emma Marrazzo. "Mi aveva detto di aver sentito tirare la maglia e di essersela infilata subito nei pantaloni – ha raccontato – ’Non ti preoccupare mamma, sto attenta’, mi aveva rassicurato". Eppure è successo di nuovo ma questa volta Luana non ha avuto la stessa prontezza di riflessi. Intanto sabato sarà svolta l’autopsia che potrà dare le prime risposte.