Leonardo Bassilichi (foto Giuseppe Cabras/New Press Photo)
Leonardo Bassilichi (foto Giuseppe Cabras/New Press Photo)

L’Italia che resiste, l’Italia che deve trovare una strada nuova. L’emergenza coronavirus sta chiamando milioni i cittadini a sforzi incredibili per il contenimento della malattia. Ma già è necessario cominciare a ipotizzare un dopo, e costruire uno scenario in grado di governare e di pilotare la delicata fase della ripartenza. Per quanto graduale, questa dovrà rimettere in moto l’economia e ridare slancio e vitalità al Paese di domani, quello che dovrà rimettere in movimento tutti i suoi meccanismi vitali. Un domani che, con una serie di interviste, La Nazione vuole provare a immaginare insieme a personaggi del mondo imprenditoriale, del lavoro, della cultura, dello sport. Interviste a persone che, come tutti i cittadini in questo momento, devono rimettersi in gioco. Questa è la prima.

Firenze, 1 aprile 2020 - Leonardo Bassilichi , imprenditore, è vice presidente nazionale di Unioncamere e guida la Camera di commercio di Firenze. Su come uscire da questa drammatica crisi economica provocata dal virus ha una visione diversa rispetto a quella dominante.
Bassilichi, quando ripartiremo?
"Il problema non è quando, ma come".
Cioe?
"Molti parlano di ripartenza ma abbiamo a che fare con un virus che miete vittime tutti i giorni. Piuttosto che parlare del quando bisognerebbe pensare al come. Mi spiego. Occorre studiare un metodo per ripartire, pensare a come ripartire convivendo con il virus, perché con questo virus dovremo convivere ancora".
In pratica la sua ricetta come si traduce?
"Ora noi lavoriamo sui codici Ateco, cioè su chi può continuare l’attività, chi deve chiudere, sulle deroghe. Ma è chiaro che per come è fatta l’economia in Italia, e nel mondo, alla fine dovrei dare l’autorizzazione ad aprire a quasi tutti per mantenere in piedi le filiere, visto che sono collegate".
Lei cosa suggerisce?
"Va fatto un protocollo di sicurezza per le persone, uno per le aziende, uno per i trasporti. Investendo quindi soldi per lavorare convivendo con il virus, con una sorta di scafandro di cittadinanza, piuttosto, mi sia consentita la battuta, che investire allargando il reddito di cittadinanza".
Ci sono aziende più “fortunate“ che possono affidarsi allo smart working, ma nelle fabbriche non è così...
"Dovremo allora investire di più per la sicurezza nelle fabbriche. Ma la possibilità c’è, una volta definiti i criteri di protezione. Aggiungo una cosa...".
Quale?
"A Firenze ci sono 170mila persone che oggi possono lavorare. Mi chiedo: se siamo in grado di assicurare loro la sicurezza perché non possiamo farlo per i 200mila che sono fermi a casa?".
Il problema sono i tempi: in quali tempi l’economia può ripartire?
"Se siamo in grado di creare questa grande infastruttura di sicurezza possiamo far ripartire la nostra economia in tempi ragionevoli, non tra lunghi mesi, facendo convivere il rispetto della salute con l’esigenza di rimettere in moto l’economia. Se siamo determinati, e uniti, ce la possiamo fare".
Inutile nasconderlo, tante Pmi, artigiani, commercianti, saranno costretti a chiudere per sempre.
"È innegabile che ci sia il rischio di una moria...".
La povertà incombe, Confindustria stima una perdita del 10% del Pil nel primo semestre 2020 e, se il blocco proseguirà a maggio, di 13 miliardi a settimana.
"Proprio per questo bisogna investire per far ripartire l’economia convivendo con il virus e non investire per tenerla bloccata".
Non si può vivere a debito in eterno...
"No, e tra l’altro anche se avessimo debito infinito e lo Stato sociale ci tenesse in piedi in questa condizione questo diventerebbe comunque un problema sociale".
Con questo virus muore la globalizzazione.
"L’economia vivrà un’evoluzione culturale. Per far girare l’economia dovremo avere una economia domestica, compreremo e venderemo in Italia. Dovremo chiedere agli italiani di comprare italiano. L’Italia, un Paese che esportava tanto, dovrà rifugiarsi nel proprio popolo. La globalizzazione non morirà ma si arriverà a una via di mezzo, più equilibrata, senza gli eccessi di prima".
La Germania e altri paesi suoi amici non vogliono i bond europei anticrisi. L’Europa è divisa anche in una tragedia come questa...
"Se non abbiamo il sostegno dell’Europa sarà un dramma. Ma è proprio ora che abbiamo la possibilità di fare davvero l’Europa. Se Germania e Olanda non sfruttano questa occasione allora vuol dire che sono loro che non vogliono l’Europa".
(1 - continua)
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