In Toscana l’11% dei residenti è straniero

Presentato il “Dossier statistico immigrazione 2023” curato da Idos con Confronti e Istituto di Studi politici S.Pio V,

migranti

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Arezzo, 26 ottobre 2023 – Stamani a Firenze presso la sede di Cgil Toscana è stato presentato il “Dossier statistico immigrazione 2023” curato da Idos con Confronti e Istituto di Studi politici S.Pio V, all’interno di una iniziativa organizzata da Idos, Confronti, Istituto di Studi politici S.Pio V, Chiesa Valdese, Cgil Toscana.

Ha detto Gessica Beneforti (segreteria Cgil Toscana): “Gli immigrati sul lavoro sono più sfruttati, più deboli e - nonostante magari un livello d’istruzione elevato - impiegati nelle occupazioni più umili, in una cornice di segregazione lavorativa. Un dato significativo ci sembra la maggiore incidenza del part time involontario, che può essere spia di fenomeni di illegalità e sfruttamento lavorativo. Il contrasto allo sfruttamento lavorativo non è solo un impegno a favore di legalità e sviluppo sostenibile, ma anche e soprattutto un modo per garantire dignità a chi lavora. E’ una sfida che ci vede impegnati a fondo e in rete con altri soggetti del territorio, a partire dalla Regione”.

DATI DELLO STUDIO: LA POPOLAZIONE STRANIERA IN TOSCANA (a cura di Francesco Paletti, Caritas di Pisa)

Alla fine del 2022, stando ai dati provvisori diffusi dall’Istat nel corso di quest’anno e in attesa di quelli consolidati che arriveranno a fine 2023, sono 406.742 gli stranieri residenti nel territorio regionale. Si registra una sostanziale stabilità della popolazione straniera residente (appena 234 cittadini stranieri in più rispetto all’anno precedente) che, in realtà, si sarebbe trasformato in un vero e proprio incremento se non vi fosse stato l’effetto delle acquisizioni di cittadinanza da parte di quei cittadini con background migratorio che, nel corso dell’anno, hanno maturato i requisiti per diventare giuridicamente “italiani”: si tratta di 10.609 persone, il 9,7% in più rispetto al 2021. È soprattutto questo fenomeno, infatti, spia di un crescente radicamento delle comunità straniere sul territorio, che nel 2022 ha frenato la crescita degli immigrati “toscani” che, altrimenti, sarebbe stata più rilevante (+2,7%) per quanto, comunque, lontanissima dagli incrementi a doppia cifra registrati nel primo decennio del secolo. In ogni caso la Toscana rimane una delle grandi regioni d’immigrazione d’Italia. È straniero più di un cittadino residente su dieci (11,1%), un’incidenza superiore alla media nazionale (8,6%) di 2,5 punti percentuali, trainata soprattutto dall’area fiorentino-pratese, con la provincia ormai ex laniera che arriva addirittura al 21,1% (più di un residente su cinque), e la Città metropolitana di Firenze al 12,7%.

LA GEOGRAFIA DELLE PROVENIENZE

Nella “geografia” delle aree di provenienza dei migranti toscani, però, si rilevano significativi cambiamenti per effetto della guerra in Ucraina e dell’afflusso di profughi arrivati dal Paese invaso dalla Russia grazie alla possibilità loro assicurata di accedere alla protezione temporanea Ue. Le statistiche riferite ai residenti ne daranno conto, verosimilmente, nei dati consolidati che l’Istat diffonderà a fine 2023. Le novità, però, traspaiono già in modo chiaro dall’archivio dei permessi di soggiorno del Ministero dell’Interno che, per quanto riguarda la Toscana, registra complessivamente una crescita del 3,1% dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti (passati da 298.459 nel 2021 a 307.576 nel 2022), conseguenza di un incremento marcato dei titolari di un permesso “a termine”, ossia sottoposto a periodica scadenza, che passano da 98.151 a 116.001 (+18,2%), e una lieve diminuzione (-4,4%, da 200.308 a 191.575) dei lungosoggiornanti che hanno un permesso di durata illimitata. Tale andamento è la conseguenza di tre fenomeni fra loro concomitanti: - l’effetto tardivo della regolarizzazione del 2020, con 4.308 titoli di soggiorno per emersione rilasciati nel 2022, il 67,9% in più rispetto ai 2.566 dell’anno precedente; - la ripresa degli arrivi dopo il rallentamento nel biennio 2020-21 per effetto soprattutto delle restrizioni collegate all’emergenza sanitaria, in Toscana particolarmente evidente nei dati dei migranti presenti nelle strutture d’accoglienza, passati dai 5.090 del 2021 ai 7.125 del 2022 (+40,0%), i tre quarti dei quali (75,5%) collocati nei Cas e in altre strutture e la parte restante (24,5%) nel Sai che, dunque, conferma un ruolo residuale nel sistema d’accoglienza. La tendenza generale, peraltro, evidenzia un ulteriore incremento se è vero che a giugno 2023 i migranti accolti in Toscana erano già saliti a 8.263, +16,0% rispetto ad inizio anno; - soprattutto, però, incidono i permessi Ue per protezione temporanea collegati all’emergenza Ucraina e rilasciati ai migranti in fuga da questo Paese che, nel 2021 non c’erano non essendo prevista tale possibilità, e nel 2022 sono stati 8.095. La prima e più evidente conseguenza di tutto questo è, come detto, un significativo cambiamento nella geografia delle provenienze dei migranti toscani: la comunità ucraina, infatti, passa da 11.082 a 19.539 soggiornanti, un incremento del 76,3% che, in soli 12 mesi, la fa salire dal sesto al quarto posto nella graduatoria dei Paesi di origine dei non comunitari soggiornanti nel territorio regionale, dietro Cina (55.979), Albania (54.684) e Marocco (27.834). Conseguentemente si modifica anche la distribuzione per aree di provenienza: con una leggera crescita dei non comunitari europei (da 30,6% a 32,0%) e un’altrettanta lieve diminuzione di quelli provenienti dall’Africa (da a 22,1% a 21,2%) e dall’Asia (da 38,4% a 37,5%).

ECONOMIA

Nel corso del 2022 l’occupazione regionale è cresciuta in modo trasversale tra i vari comparti, con un significativo contributo dei contratti a tempo indeterminato. Gli occupati totali sono aumentati del 4,6%, passando da 1.546.000 a 1.618.000, andamento positivo che ha riguardato anche gli stranieri, la cui incidenza sul totale ha raggiunto il 12,6%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2021. In numeri assoluti, significa circa 20mila occupati stranieri in più. Pur in presenza di una disponibilità sostanzialmente analoga a partecipare al mercato del lavoro, gli stranieri hanno un tasso di occupazione ben più basso degli italiani (-6,8 punti percentuali) e un tasso di disoccupazione decisamente più alto (+7,0 punti percentuali). L’inserimento subalterno dei migranti nel mercato del lavoro regionale si legge chiaramente sia nella loro distribuzione settoriale sia in quella per tipologia professionale. È ampiamente noto come in tutto il Paese, e la Toscana non fa eccezione, gli occupati stranieri si concentrino particolarmente in alcuni settori e comparti, soprattutto quelli caratterizzati da condizioni di lavoro più dure. Il lavoro agricolo occupa il 4,8% dei lavoratori stranieri, ma solo il 2,3% di quelli italiani. Simile sproporzione si registra nelle costruzioni, che occupano il 9,8% dei lavoratori stranieri e il 5,7% di quelli italiani. Come al solito però, la differenza più grande si registra nel lavoro domestico, in cui sono impiegati ben il 16,9% degli occupati stranieri e appena l’1,4% degli italiani. Questo significa che anche in numero assoluto il lavoro domestico vede la preminenza di personale non italiano (circa 34.000 occupati stranieri su 54.000 addetti).

Secondo i dati Infocamere/Centro studi Tagliacarne, nel corso del 2022 le imprese gestite da immigrati sono aumentate dell’1,9% rispetto all’anno precedente, toccando quota 61.145 (+1.168). Continua quindi la tendenza alla crescita che si registra da anni: ormai le imprese “immigrate” sono il 15,1% del totale delle imprese toscane, quota che è aumentata gradualmente nel tempo anche in conseguenza della riduzione delle imprese italiane. A titolo di paragone, nel 2017 si contavano 54.852 imprese “immigrate”, che incidevano per il 13,2% sul totale regionale. La distribuzione per settore di queste imprese mostra la vocazione industriale dell’imprenditoria immigrata in Toscana. Mentre a livello nazionale predominano nettamente quelle impegnate nei servizi (59,0%), che quasi doppiano quelle attive nell’industria (31,4%), in regione la situazione è più equilibrata: il 47,5% delle imprese con titolare nato all’estero risulta attivo nel settore dei servizi e il 43,0% nell’industria. L’agricoltura assorbe il 4,9% delle imprese “immigrate”, mentre per un ulteriore 4,6% il settore non è classificato. La Toscana si contraddistingue anche per i Paesi di provenienza dei titolari di imprese. Quasi un quarto, infatti, è nato in Cina (23,9%); seguono gli imprenditori albanesi (13,2%), marocchini (11,8%), romeni (11,5%) e senegalesi (4,8%). Diverse, però, sono le graduatorie a livello di provincia: se gli imprenditori cinesi prevalgono a Firenze (28,5% del totale) e soprattutto a Prato (69,1%), i marocchini occupano il primo posto a Massa Carrara (28,2%) e Lucca (25,5%), gli albanesi a Pistoia (31,3%) e Siena (18,0%), i senegalesi a Livorno (17,0%) e Pisa (16,6%), i romeni a Grosseto (15,9%).

SCUOLA

Balza agli occhi la sostanziale stabilità degli alunni stranieri nelle scuole toscane, aspetto che era stato uno dei pochi elementi di dinamismo nel decennio che ha preceduto l’emergenza sanitaria. Per il secondo anno scolastico consecutivo, infatti, la popolazione studentesca straniera non aumenta: anzi, al calo più marcato registrato nell’anno scolastico 2020/2021 (-1,6%) ne è seguito un altro più lieve nel 2021/2022 (-0,4%), con gli iscritti di cittadinanza non italiana che sono passati da 71.769 a 71.474. Una contrazione minima (in valore assoluto pari a -295 unita) che si colloca in una cornice di costante diminuzione complessiva degli studenti (-1,3%), ma che racconta, comunque, di un cambiamento in corso, in Italia e in Toscana, negli ultimi due anni scolastici, verosimilmente collegato al calo della natalità, che da qualche anno ormai coinvolge anche gli stranieri, al prolungato blocco dei nuovi ingressi dall’estero e, in parte, anche ad alcuni comportamenti nelle famiglie migranti iniziati nel biennio della pandemia e protrattisi fino ad oggi, forse anche in conseguenza della crisi economica e inflazionistica in corso, come la scelta di molte di esse di tenere i figli più piccoli a casa, rinunciando a mandarli a scuola. Emblematico, al riguardo, quanto accaduto nelle scuole dell’infanzia nell’a.s. 2022/2021 (solitamente a pagamento): qui, infatti, si è registrata la diminuzione più rilevante di alunni stranieri (-2,5% corrispondente a 295 iscritti in meno). Nei gradi scolastici superiori, invece, gli alunni stranieri sono aumentati: dell’1,1% alle secondarie di primo grado (+3,1% per i nati in Italia) e dello 0,5% alle secondarie di secondo grado arrivando, però, al +6,1% per gli studenti di seconda generazione.