Arezzo, tra le città in Toscana che più vive il Natale: questa foto è ora un ricordo
Arezzo, tra le città in Toscana che più vive il Natale: questa foto è ora un ricordo

Firenze, 2 dicembre 2020 - Coprifuoco alle 22 per tutte le feste confermato. Raccomandazione di non organizzare riunioni familiari troppo affollate. E un tema, quello dei ristoranti aperti o chiusi a Natale, sul quale il dibattito sembra ancora aperto. Nuovo decreto, la bozza in pdf

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Questo il punto della situazione sul dpcm Natale, il decreto che contiene tutte le regole anti-covid per le festività natalizie e che dovrebbe vedere la luce nelle prossime ore. La validità del dpcm dovrebbe essere tra il 21 dicembre e il 6 gennaio. La Toscana, l'Umbria e la Liguria stanno a guardare.

Si tratta di Regioni da sempre destinazione delle vacanze natalizie con la loro arte, la loro enogastronomia. I danni economici del coronavirus sono molto seri, ma lo sono anche quelli sanitari, con centinaia di morti al giorno e dovremo scordarci di festeggiare come facevamo negli anni scorsi.

Lo dice il Governo, lo dice il Ministro della Salute Speranza, che ha riferito in Senato su cosa questo dpcm conterrà.

La scansione temporale: quando esce il decreto

Il Governo si è riunito intorno alle 22 di mercoledì 2 dicembre. Un Consiglio dei ministri notturno che servirà per il varo di un decreto 'cornice', che estendera' a 50 giorni la durata temporale dei dpcm e dara il via libera al premier per procedere nella limitazione della circolazione e di altre libertà. Nel corso della seduta di questa sera, il presidente del consiglio illustrerà ai ministri anche le principali misure che intende adottare domani per dpcm. La riunione dell'esecutivo sarà l'occasione per un'ultima trattativa politica, prima di passare la palla alle regioni. Il testo sarà inviato agli enti locali che giovedì mattina riuniscono la conferenza, sotto la presidenza di Giovanni Toti. Quindi risposta delle regioni a Palazzo Chigi, riscrittura del testo, firma del dpcm e conferenza stampa del premier. Tutto nella giornata del 3 dicembre.

"Obbiettivo evitare la terza ondata"

L'ala rigorista capitanata dal Ministro Speranza nota come il virus abbia allentato la presa ma circoli ancora in Italia. Il covid è ben presente e un allentamento delle misure potrebbe portare velocemente a un nuovo peggioramento e soprattutto a una terza ondata di contagi tra gennaio e febbraio. Terza ondata che è l'incubo del Governo e in genere del tessuto sociale, che potrebbe davvero non reggere a ulteriori chiusure. Insomma, la paura, espressa con chiarezza, è quella che durante le vacanze natalizie possano ripetersi il "liberi tutti" e "le stesse leggerezze viste in estate": e questo va assolutamente evitato. 

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Confermata divisione delle regioni in gialle, arancioni e rosse

Speranza ha anticipato quindi che il Governo ha intenzione di "riconfermare il modello della classificazione delle regioni per scenario e indice di rischio, ovvero quello delle regioni gialle, arancioni e rosse. Il sistema ha dato risultati che noi riteniamo soddisfacenti - ha detto - Ci stiamo confrontando sui parametri, ma l'impianto di fondo è corretto e sta funzionando. Oggi le regioni tendono verso il giallo, ma se il quadro dovesse peggiorare abbiamo un quadro pronto per misure più restrittive".

Negozi aperti fino alle 21

I negozi dovrebbero restare aperti nei giorni delle festività per lo shopping fino alle 21, per permettere di 'spalmarè la clientela lungo un arco di tempo più ampio possibile e ridurre il rischio di assembramenti. I centri commerciali saranno aperti nei fine settimana fino al 20 dicembre, ma chiusi nelle festività natalizie.

Il coprifuoco resta dalle 22 alle 5

Un punto sembra ormai chiaro: il coprifuoco resterà. Dalle 22 alle 5 nessuno potrà uscire di casa se non per andare al lavoro o per motivi urgenti di salute o per motivi di necessità. Servirà l'autocertificazione per poter girare. 

Ristoranti aperti a pranzo a Natale

Si potrà pranzare al ristorante il 25 e 26 dicembre, a Capodanno e per l'Epifania. La sera invece resteranno chiusi visto il coprifuoco in vigore

Spostamenti tra regioni vietati

Dal 21 dicembre al 6 gennaio gli spostamenti tra regioni saranno vietati. Questo per evitare grossi flussi tra il nord e il sud dell'Italia, ovvero i flussi di coloro che dal nord si spostano al sud per ricongiungersi ai parenti e trascorrere le feste o al contrario di chi dal sud si sposta a nord per lo stesso motivo. Sarà comunque consentito, secondo quanto si apprende, il rientro al proprio domicilio o alla propria residenza. 

Spostamenti tra comuni vietati, ecco quando

Il 25, il 26 dicembre e il 1 gennaio saranno vietati anche gli spostamenti tra Comuni, dice il ministro Speranza. Soltanto in quei giorni però, per il resto gli spostamenti tra comuni diversi all'interno di una regione dovrebbero essere permessi. 

Cenoni e pranzi tra pochi intimi: è una raccomandazione

Il Governo non entrerà in casa degli italiani e non darà regole ferree riguardo al cenone del 24 dicembre o al pranzo di Natale. Raccomanderà comunque che sia tra pochi intimi, tra parenti stretti. Chiede dunque di evitare le cene da venti persone che caratterizzano invece molte famiglie italiane e molti gruppi di amici. Resta comunque il fatto che eventuali cenoni dovranno concludersi alle 22 se qualcuno dei commensali dovrà raggiungere il proprio domicilio, in quanto scatterà il coprifuoco. 

In montagna impianti chiusi ma hotel aperti

È uno dei punti fermi a poche ore dalla definizione del Dpcm: gli impianti di risalita restano chiusi per il rischio assembramenti. Aperti invece gli alberghi di montagna dove sarà possibile fare il cenone ma in camera.

Danni economici per 4 miliardi

Lo stop agli spostamenti - sottolinea la Coldiretti - è destinato ad avere un duro impatto economico ed occupazionale con la perdita stimata in 4,1 miliardi solo per le mancate spese dei turisti italiani di Natale e Capodanno che lo scorso anno hanno trascorso in media sei giorni fuori casa. Ad essere bloccati, oltre all'80% degli italiani che hanno scelto come meta principale la Penisola c'è anche il 20% che - continua la Coldiretti - aveva deciso di varcare il confine e che ora sono franti dalle misure cautelative adottate per il rientro in Italia dall'estero con l'obbligo di quarantena e il tampone obbligatori.