Un uomo disperato per i debiti contratti
Un uomo disperato per i debiti contratti

Firenze, 21 agosto 2019 - Tra e i quarant’anni, generalmente a capo di una famiglia, residente in una grande città e con reddito medio basso. Ecco l’identikit del sovraindebitato tracciato dalla Banca d’Italia. Tre le casistiche in cui perlopiù rientra chi ha «fatto il passo più lungo della gamba». Si va da una spesa mensile per prestiti erogati che copre più del 30% del reddito lordo mensile, ad oltre il 25% delle entrate destinate a pagare debiti non garantiti.

Ancora, arretrati pari o superiori ai tre mesi ed oltre 4 prestiti contratti contemporaneamente. «Gli anni di crisi hanno creato enormi sacche di sovraindebitamento – spiega Claudio Miceli, commercialista, esperto in sovraindebitamento e curatore fallimentare –. Prima della crisi c’era una grande facilità di accesso al credito.

Dal 2000 Al 2007 molte famiglie hanno contratto mutui per la casa, che poi non sono riuscite più a pagare per la perdita del posto di lavoro, oppure hanno chiesto finanziamenti per l’acquisto di mobili ed auto». Nessuno pensava che di lì a poco la bolla economica sarebbe scoppiata, con tutto ciò che ne è conseguito. «Non scordiamoci che tra il 2009 e il 2012 sono emerse situazioni di tale disperazione da portare al suicidio alcuni imprenditori», ricorda ancora Miceli.

Ecco che nel 2012 è intervenuta una norma, ribattezzata appunto ‘salvasuicidi’, che però non sta dando gli effetti sperati. A dircelo sono i numeri: a livello nazionale, infatti, le richieste di cancellazione di una parte dei debiti sono state 1522. Per la precisione, 583 al nord, 284 al centro e 655 al sud. «Le domande sono poche perchè la norma resta poco conosciuta, e soprattutto perchè prevede requisiti molto stringenti», spiega il commercialista.

Intanto, va detto che la normativa riguarda principalmente il privato cittadino consumatore e il piccolo imprenditore non fallibile (cioè al di sotto delle soglie oltre le quali è consentito fallire). Ma quali sono in questo caso i requisiti? «Il principale è la ‘meritevolezza’, ovvero il fatto che l’indebitamento non sia stato doloso», spiega Miceli. In soldoni, niente aiuto per chi si è indebitato giocando d’azzardo o per chi ha chiesto finanziamenti per vacanze ai Caraibi o per l’acquisto di beni voluttuosi.

«Il classico ‘buon padre di famiglia’ dovrebbe rientrare nei parametri, ma il più delle volte non è così», allarga le braccia il commercialista. Insomma, la tentazione del gioco è sempre dietro l’angolo, purtroppo. Discorso ben diverso per chi aveva contratto un mutuo per la casa ma ha poi perso il lavoro e si è attivato in tutte le maniere per ritrovarlo. Chi ha la coscienza pulita e si trova sovraindebitato può presentare una domanda in tribunale, tramite gli organismi di composizione della crisi della camera di commercio e degli avvocati e commercialisti, per accedere ad una delle tre procedure previste: piano del consumatore, accordo coi debitori e liquidazione del pagamento.

Scegliendo la ‘strada’ più affine alla propria condizione, si può ottenere un piano di rientro del debito e, soprattutto, la cancellazione di una parte di esso. È di 226 giorni la durata media del procedimento.