La virologa Ilaria Capua
La virologa Ilaria Capua

Firenze, 11 marzo 2020 - “Noi il virus lo sconfiggiamo se riusciamo a rendergli la vita difficile”. La virologa Ilaria Capua guida un dipartimento dell’Emerging pathogens institute dell’Università della Florida, un cervello italico all’estero che con i suoi studi fa grande la scienza e il nostro Paese.

Quali armi abbiamo?

“Bisogna rispettare le misure di distanziamento sociale, le misure igieniche, lavarsi spesso le mani, ridurre al minimo le occasioni di diffusione del contagio”.

Ma poi come si fermerà l’epidemia?

“Farà il suo corso, in un tempo che adesso non siamo in grado di valutare. Il caldo sono convinta che ci aiuterà perché i virus di solito lo soffrono”.

Le misure intraprese sono sufficienti?

“Stiamo attraversando con qualche difficoltà una situazione estrema alla quale non eravamo preparati. E’ come se un uragano arrivasse senza preavviso, ma tutti insieme ne verremo fuori. Con il distanziamento sociale faremo in modo che le persone fragili si ammalino di meno”.

Ma perché così tanti casi concentrati in Italia?

“Perché la sanità lombarda e veneta sono sistemi che funzionano al meglio: avevano in cura pazienti sospetti, hanno cercato il virus e l’hanno trovato”.

E il ‘bollo’ di Italia paese untore d’occidente?

“E’ un problema che si sgarbuglierà molto presto. Perché non è vero. Invito i ministri a comprendere che lo stigma che l’Italia rischia di portarsi dietro a lungo non esiste ma che abbiamo sbagliato a non mettere a disposizione della comunità scientifica internazionale le nostre sequenze del virus. Ce n’è uno solo che arriva dalla Germania ma per dimostrarlo abbiamo la necessità di mostrare tutte le sequenze di Lodi. In questo momento non è tollerabile che ognuno voglia tenersi la sequenza per farci le sue pubblicazioni, non abbiamo bisogno di liti fra laboratori e scienziati ma di toglierci la reputazione di untori”.

Quindi la sua richiesta?

“Ai ministri. Un appello. Che si rendano immediatamente pubbliche tutte le sequenze italiane”.

Cosa si capisce dalla sequenza?

“E’ l’albero genealogico del virus: sappiamo chi sono i genitori, quando si sono sviluppati e dove si trovano anche geograficamente”.

Le nostre vite sono stravolte, un po’ dalla paura e un po’ dallo tsunami che ha cambiato tutte le abitudini…

“Viviamo in una bolla spazio-temporale. Questo tempo, che ci è stato regalato nostro malgrado, usiamolo per fare quello che avremmo sempre voluto fare ma non ci siamo riusciti: scriviamo una lettera, leggiamo un libro, mettiamo a posto l’armadio, buttiamo le carte vecchie…”.

Il virus ci cambierà per sempre o ci dimenticheremo in fretta di ciò che è stato?

“Cambierà. Sta già cambiando. In Cina hanno rivisto il sole: l’inquinamento è stato ridotto del 25%. Questo vuol dire che c’è la possibilità di intervenire, se noi organizziamo nuovi sistemi di lavoro, con lo smartworking, si riesce a ridurre l’inquinamento. E sono convinta che se lo misuriamo adesso in Pianura Padana ce ne rendiamo conto meglio”.