La lezione dell’alluvione in Toscana, l’assessora Monni: "Investire nella prevenzione e tagliare la burocrazia”

"Dalla Regione 190 milioni l’anno, dai governi 20". Territorio da ripensare: "Basta fiumi tombati". Pianificazione con Roma

Firenze, 10 dicembre 2023 – Assessora regionale all’Ambiente e alla Protezione civile Monia Monni, è passato oltre un mese dalla grande alluvione in Toscana.

"Abbiamo superato la fase di soccorso. Abbiamo molti interventi di somma urgenza attivi, sia sui corsi d’acqua che sulle frane ed è in corso la ricognizione dei danni. La testa è bassa sul lavoro intenso che stiamo facendo con i sindaci".

E’ vero, tra il 2 e il 3 novembre ha piovuto quanto mai avvenuto. Ma non possiamo dire che esondazioni e frane siano causate solo dal nubifragio record.

"E’ stato un evento estremo. In poche ore è caduta una quantità d’acqua mai registrata prima. La pianificazione relativa al dissesto prende a riferimento l’evento più critico vissuto da questo territorio, ossia l’alluvione del ’66. Il 2 novembre siamo andati oltre. Siamo una delle Regioni che investe di più per il contrasto al dissesto: circa 190 milioni ogni anno tra manutenzioni e nuove opere. Abbiamo, in questo momento, circa 700 milioni di cantieri aperti. Lavoriamo su un reticolo di competenza che si sviluppa per 48.000 km, mentre il reticolo totale raggiunge i 60.000, una lunghezza che supera abbondantemente la somma di tutte le viabilità presenti in Toscana. E questo reticolo lungo e complesso si sviluppa, in larga parte, in mezzo a territori densamente urbanizzati, dove gli spazi per i corsi d’acqua sono stati ridotti o completamente cancellati. Penso ai corsi tombati decine di anni fa le cui sezioni sono ormai assolutamente insufficienti per le portate generate dai cambiamenti climatici e sui quali sono state edificate strade, case o aree produttive".

Un caso su tutti.

"Emblematico il Trescellere a Vaiano, sostanzialmente esploso".

Quindi?

"Dovremo ripensare molto delle nostre città e capire quanto siamo pronti a modificarle e a cambiare le nostre abitudini: il rischio non si potrà mai completamente azzerare, ma dovremo imparare a gestirlo".

Abbiamo scoperto che il reticolo minore dei corsi è capace di fare danni per miliardi e provocare morti e dolore. Eppure le carte dell’Autorità distrettuale di bacino parlavano chiaro: tanti torrenti erano una potenziale bomba ad orologeria se non gestiti con manutenzione e programmazione.

"Noi quelle carte le conosciamo bene, non a caso la Toscana è l’unica Regione che si è dotata di una normativa che ci consente di programmare con continuità manutenzione e nuovi interventi. Ripeto un dato: i chilometri del reticolo idraulico da dover gestire sono oltre 48.000. Spero che ci si ricordi di questa complessità sempre e che si continui tutti a pensare che le risorse per la difesa del suolo sono prioritarie. Investire in prevenzione con continuità è l’unico modo per limitare lutti e danni".

La filiera dei controlli e degli interventi evidentemente deve migliorare. E facciamo riferimento a istituzioni e bracci operativi sul campo: dal ministero dell’Ambiente e delle Infrastrutture alla Regione, dai Comuni ai Consorzi di bonifica. Dove sono i nodi e gli ostacoli per una filiera efficiente per finanziamenti, programmazione, progettazione e attuazione sui territori?

"Sarò molto sintetica e pratica: negli ultimi anni dal livello nazionale abbiamo ricevuto 20 milioni di euro per la prevenzione. Se in Toscana arriviamo a spendere 100 milioni l’anno, oltre ai circa 90 di manutenzione attraverso i Consorzi di Bonifica, è solo grazie alle nostre risorse ed all’ottimizzazione di quelle post emergenziali che interveniamo per mitigare il rischio. Non credo ci sia molto da aggiungere".

I fiumi hanno dato meno problemi dei piccoli torrenti. Vuol dire che quando si interviene i risultati ci sono.

"Sicuramente gli interventi realizzati hanno dimostrato la loro efficacia, ma in questo caso la pioggia persistente ha generato piene ben superiori agli eventi duecentennali sui quali si fonda la pianificazione e, di conseguenza, si progettano gli interventi, generando criticità forti per il reticolo minore. Se le intense piogge avessero avuto durata di tempo maggiore anche i fiumi ne avrebbero risentito. Questo sarà il primo punto da discutere con il Governo per affrontare la prossima pianificazione, partendo dall’assunto che quanto è accaduto è stato un fenomeno da considerarsi certamente estremo, ma non più raro e che dovremo attrezzarci".

Riflettori sull’Arno. Gaia Checcucci, segretario dell’Autorità di bacino, ha detto che per fortuna a monte è piovuto poco.... Elisa Tozzi, consigliera regionale di FdI ha puntato il dito sui ritardi per le casse di espansione. Cosa risponde?

"Concordo con quanto detto da Checcucci, ossia che nella parte aretina del bacino dell’Arno è piovuto poco, mentre è piovuto tanto sulla Sieve, ma è grazie agli interventi realizzati, come la diga di Bilancino che ha invasato in poche ore 18 milioni di metri cubi, che l’Arno non ha destato preoccupazioni. Se poi vogliamo fare assieme una battaglia per semplificare le norme per realizzare le opere idrauliche, sono disponibile. E’ inaccettabile che per fare un’opera di difesa ci si debba scontrare con la stessa burocrazia che per costruire una lottizzazione. In questo Paese risorse e semplificazioni per la difesa del suolo arrivano solo dopo le tragedie".

La sua Campi Bisenzio di nuovo sott’acqua come nel 1991. Perché? La lezione non era servita? Si è costruito troppo?

"La mia Campi è in ginocchio e mi batterò con tutte le forze per aiutare la gente a rialzarsi, come lo farò per tutti gli altri territori. Ho fatto l’assessora in quel comune e conosco l’impegno e il grande sforzo che è stato fatto per ridurre il rischio in un’area a grande pericolosità come quella. Appena divenni assessora mi regalarono un paio di stivali di gomma e mi portarono a conoscere quel complicatissimo reticolo idraulico che ci aveva feriti tanto profondamente. La mia famiglia conosce bene il dramma dell’alluvione, il senso di solitudine e l’ansia che ti rimangono addosso e farò di tutto perché nessuno sia lasciato solo. Stiamo parlando di un comune che ha sempre messo la difesa del suolo tra le priorità assolute, ma Campi non si distingue dagli altri territori colpiti: l’evento ha avuto caratteristiche estreme a Campi come a Montale, a Montemurlo o a Prato. E a Campi, come in qualunque altro comune colpito, dovremo unire le forze per ottenere le risorse necessarie per ripartire".