Matteo Renzi con Caneschi (a sinistra) e (a destra) Matteo Bracciali
Matteo Renzi con Caneschi (a sinistra) e (a destra) Matteo Bracciali

Arezzo, 17 settembre 2019 - La valigia se la sono dimenticata tutti a casa. Metafora fin troppo abusata per dire che non si trova un renziano pronto a lasciare il Pd nel giorno in cui il grande capo Matteo decide per la scissione di cui si è tanto parlato in questi giorni. E che, sia detto per inciso, è stata al centro anche del discorso di Dario Franceschini, domenica, a Cortona, nel convegno di Area Dem: resta Renzi, il partito è anche casa tua.

Non si sa quanto la mozione degli affetti possa aver influenzato il mutevole SuperMatteo di questi tempi, ma di certo a casa loro si sentono, ancora nel Pd, molti di coloro che fecero parte del Cerchio Magico ai tempi d’oro del Renzi rottamatore e poi premier. A cominciare da un altro Matteo (Bracciali), numero due della corrente per anzianità e candidato sindaco sconfitto, che si appresta a diventare vicesegretario provinciale, nell’accordo di ferro con gli zingarettiani di Francesco Ruscelli (che sarà il segretario) per la gestione del partito provinciale: «Io - dice lui - resto senza se e senza ma. Credo ancora nella funzione del Pd».

Più abbottonato quello che fu il capo indiscusso del renzismo di lotta e di governo, all’epoca in cui ad Arezzo sembrava una macchina stritolatutto, ossia Marco Donati, ex deputato sconfitto alle ultime elezioni nel collegio uninominale. Lui è sulla soglia che si guarda intorno e vede un po’ il tempo che fa. Ufficialmente non parla, ma sta ancora facendo i conti fra la fedeltà al Renzi prima maniera e gli scenari che potrebbero vederlo tornare alla ribalta, magari come uno degli aspiranti alla candidatura a sindaco, della quale si parlerà da gennaio in avanti. Ps: nel partito di chi resta c’è anche il segretario comunale Alessandro Caneschi.

Quanto ai consiglieri regionali, sono entrambi renziani, ma Lucia De Robertis, vicepresidente dell’assemblea, garantisce che lei dal Pd non si muove: «Ci sto con la mia sensibilità di riformista, ma è quella la mia collocazione. Qualunque cosa decida Renzi, io resto di sicuro». Anche Simone Tartaro, valdarnese, un percorso legato al renzismo della prima ora, dagli scout alla Margherita, è dato dagli interpreti del verbo del Pd come un altro di quelli che non si sposterà, neppure nel caso di nascita di gruppi parlamentari autonomi e di un movimento, se non di un partito, di stretta osservanza renziana.

Sempre in Valdarno, alla linea del «remain» si iscrive un diversamente renziano come Enzo Brogi, già consigliere regionale e attuale presidente del Corecom, il comitato di vigilanza sulle Tv: «Se è un bivio - spiega - io so che c’è una strada sicura ed è quella che mi vede dentro il Pd e una strada del tutto inesplorata che porta alla nascita di qualcosa d’altro. Guarderò quel che succede ma per ora almeno resto dove sono».

Come Sergio Chienni, iper-renziano sindaco di Terranuova, rieletto con una valanga di voti, già referente locale del Cerchio Magico aretino. Non può andarsene, dicono fonti di corrente, dopo una conferma così schiacciante, nella quale ha giocato anche il partito. In definitiva, di aretini potrebbe lasciare solo Maria Elena Boschi, da sempre la più vicina a SuperMatteo. Ma l’ex ministro non ha mai avuto un suo seguito personale nel Pd locale.