Affresco di Fraternita
Affresco di Fraternita

Arezzo 17 maggio 2019 - La campana che ancora suona dal campanile del Palazzo di Fraternita suonava per ricordare agli aretini che sarebbe stato distribuito il grano. Un rito antico per aiutare le famiglie bisognose. La distribuizione avveniva in una stanza al civico tre di Corso Italia, soffitto con archi a volta, pavimento con lastre di pietra, otto fosse granaie e un affresco, ormai abbandonato da tempo. Da qui, percorrendo un sotterraneo, si arriva in Piazza Grande, nel Palazzo di Fraternita e in Pieve. Su un parete in quell’affresco reso illeggibile dallo sporco e dall’umidità c’è la Madonna della Misericordia che abbraccia la città. Ci sono anche altre figure e l’autore si ipotizza che potrebbe essere addirittura Teofilo Torri. Un dipinto simbolico, non solo perché racchiude tutta l’iconografia aretina e perché in questa stanza la Fraternita nel Cinquecento distribuiva il grano agli aretin richiamndoli con  la campana “del grano”, quella del 1301, ancora oggi sul suo campanile.

dellQuell’affresco ora sarà restaurato. Guidati da Tommaso Sensini ci lavoreranno per tre anni gli studenti dell’Itis Galileo Galilei, venticinque ragazzi della terza classe dell’indirizzo biologico-chimico. “Insieme con la storica dell’arte Daniela Galoppi e il restauratore Sensini i ragazzi si occuperanno delle analisi chimiche, analizzeranno la presenza di batteri e muffe per poi decidere come intervenire” spiega il preside Artini. A loro si affiancheranno le insegnanti Sabrina Simeoni e Rita Tizzi. “In questo luogo ci sono otto fosse granaie - fa notare il primo rettore di Fraternita Pier Luigi Rossi - saranno svuotate per conoscerne la profondità. Ma quello che emoziona è sapere che nel Cinquecento le persone che entravano qua ricevevano il grano dai rettori della Fraternita. Ora recupereremo l’affresco e recupereremo questo sotterraneo dove gli aretini accorrevano al suono della campana”. Campana del 1301 che, come ha spiegato il rettore Daniela Galoppi, dai documenti di Fraternita risulta donata dal Comune nel 1545 e che forse apparteneva al vecchio palazzo comunale: “Il dipinto rappresenta la Madonna della Misericordia con due angeli sovrastanti e i benefattori o i rettori di Fraternita. La figura in basso con i baffi indossa un mantello con il simbolo di Fraternita - fa notare Galoppi - ci sono figure che si affacciano da un vano e due figure genuflesse, forse i Santi Lorentino e Pergentino. La data è riferibile tra la fine del ‘500 e primi del ‘600 quando pittori importanti lavoravano ad Arezzo, come Teofilo Torri, o della sua bottega come Valerio Bonci”.

Tutte risposte nelle mani dei giovani studenti dell’Itis: “Lavoreremo con i ragazzi dell’indirizzo chimico-biologico - spiega Tommaso Sensini - figure specializzate di cui noi restauratori abbiamo tanto bisogno. Occorrono informazioni dettagliate sugli effetti del degrado di questo affresco che soffre di umidità. Da dove viene? Che danni ha fatto? Ci sono sali? Che tecnica pittorica è stata usata? Ci sono stati interventi successivi? L’analisi chimica, diagnostica e microscopica ci fornirà tutte le ris