Pisa, 11 agosto 2017 - "Da una parte c’è l’iter del processo penale, dall’altra il legittimo desiderio della famiglia di garantire a Roberta una degna sepoltura e un luogo dove poterle portare un fiore. Per questo l’associazione Penelope Italia ha presentato una dettagliata richiesta affinché possano ripartire le ricerche dei suoi poveri resti». L’avvocato Nicodemo Gentile, legale dell’associazione che tutela le famiglie delle persone scomparse e che si è costituita parte civile nel processo contro Antonio Logli (condannato in primo grado a vent’anni di carcere con rito abbreviato), spiega perché le ricerche sono importanti anche a oltre cinque anni di distanza da quella terribile notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 quando la vita terrena di Roberta Ragusa finì per iniziarne un’altra nella «terra degli scomparsi».

L’imprenditrice pisana è sicuramente morta per gli inquirenti e ad ucciderla è stata il marito, al culmine di un ultimo, fatale, litigio, dopo che la donna scoprì la tresca dell’uomo con Sara Calzolaio, ex baby sitter dei figli della coppia. Un processo indiziario tutt’altro che semplice, ma costato a Logli una condanna a vent’anni di reclusione, nonostante la scelta del rito abbreviato e di non sottoporsi mai agli interrogatori degli investigatori. Il processo d’appello sarà celebrato molto probabilmente nella primavera prossima. «Ma al di là dell’iter processuale che ha un suo corso - sottolinea Gentile - si possono riprendere le ricerche e magari individuare aree circoscritte dove eseguirle. E’ già accaduto per altri casi analoghi. Mi riferisco a quelli di Guerrina Piscaglia e Manuela Teverini: a distanza di anni su nostre solelcitazioni sono riprese le ricerche. Adesso chiediamo che lo si facci anche per Roberta Ragusa. Lo dobbiamo ai suoi figli e alla sua famiglia».

Ma quella dell’associazione Penelope non è una richiesta generica, anzi. Propone di farlo in modo più circostanziato citando la testimonianza di Roberto Costa, amico di vecchia data del marito di Roberta che ha indicato un terreno di proprietà dei Logli dove potrebbe essere stato occultato il cadavere. L’uomo è stato sentito dai carabinieri due mesi dopo la scomparsa dell’imprenditrice e fece mettere a verbale che «il 14 genaio 2012» sua madre vide «Antonio e Valdemaro Logli intorno alle 17 entrare entrambi nell’appezzamento di terreno di loro proprietà» che costeggia un’altra abitazione. Il testimone riferisce inoltre ai carabinieri che su quel terreno aveva visto Antonio Logli solo una volta nell’agosto precedente. Un dato, quest’ultimo, secondo Penelope, «che potrebbe non essere solo una semplice coincidenza». Un fatto, insomma, da approfondire. Magari proprio con una serie di ricerche ed escavazioni mirate in quel terreno.