Grosseto, 4 dicembre 2017 - IN MEZZO alla strada aveva fermato il marito dell’amica-nemica e aveva  cominciato a offendere sua moglie. Alla presenza di un altro uomo. Con fare deciso e soprattutto un tono di voce che non era passato inosservato. Per questo una grossetana di 46 anni, B.F., è stata condannata in via definitiva per diffamazione. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, la donna una volta avvistato l’uomo in strada, fermo che stava parlando con il conducente di un’altra autovettura, dopo uno scontro, si è fermata lei stessa. E’ uscita dall’auto e invece di chiedere che cosa fosse accaduto, ha cominciato a inveire contro sua moglie. Offendendola e non curandosi che ci fosse anche una terza persona.

A QUESTO punto il marito, tornato a casa, ha raccontato l’episodio alla moglie, la quale ha deciso di sporgere denuncia nei confronti della quarantaseienne. Una lunga fase giudiziaria che è cominciata con il giudice di pace ed è terminata di recente davanti ai giudici della Corte di Cassazione. Ma la sostanza, per quanto riguarda la donna non è cambiata. I giudici della Suprema Corte infatti hanno confermato la condanna per diffamazione, non accogliendo il ricorso, che si era basato sui ricordi vaghi dell’unico testimone. L’imputata asseriva che l’uomo non era stato in grado di riportare le parole esatte che avrebbero concretizzato il reato di diffamazione. Non importa.

L’UOMO, il testimone, ricordava bene l’atteggiamento della donna «parlava con tono alterato e gridava fortissimo». Atteggiamento che lo aveva indotto ad allontanarsi, ma che gli aveva permesso di capire che l’imputata stava inveendo contro la moglie del suo interlocutore. Per questo, quindi, gli ermellini hanno confermato la condanna dell’imputata. Senza ulteriore appello.