Campi Bisenzio (Firenze), 5 febbraio 2018 - “Francesco Nuti. Andata, caduta e ritorno”, è il titolo dello spettacolo del regista e sceneggiatore romano Valerio Groppa che ha firmato un lavoro per omaggiare lo sfortunato artista pratese. Facendo una scelta molto azzeccata: far interpretare il regista, attore, e musicista dal pratese Nicola Pecci che fra l'altro aveva già fatto Nuti al Metastasio di Prato nel 2001. Una scelta, direi, più che felice. Perché in questo spettacolo che racconta fin dagli esordi una carriera che ha visto il declino terribile che tutti sanno, cadere nella trappola della retorica era fin troppo facile. E invece no.

Anche se in agguato come un felino, è stata sconfitta dalla bravura da una prova asciutta e convincente di Nicola Pecci. Uno spettacolo che ha trattato la vita di Nuti con lievità e intelligenza, la soria di un uomo che ha vissuto il successo, l'ascesa e la discesa con la stessa intensità, mantenendo il sorriso fin che ha potuto. E sul palcoscenico, senza sconti, Pecci ha interpretato il Nuti artista, il Nuti sbruffone, il Nuti geniaccio e musicista, il Nuti romantico fino a quello della depressione, dell'alcool e della malattia. Uno spettacolo che fa riflettere anche sulla condizione psicologica di non pochi grandi personaggi conosciuti e amati dal pubblico - penso a quanto sia simile la storia di un Maradona ma in fondo anche di Pantani - che non sono riusciti a reggere l'impatto con una immensa popolarità, perdendosi.

Colpa di una grandissima possibilità di denaro, e di una popolarità che solo chi è molto schermato e legato ai valori veri della vita sa gestire. Perché è facile perdere la testa davanti a un mondo pieno automobili che sono bolidi, champagne e possibilità che non ti aspetti e che diventa paradossalmente il tuo. Un mondo che ti vizia e ti fa sentire il meglio di tutti, l'invincibile. E che all'improvviso si riempie di amici. Di quali nel declino si perde ogni traccia.

Ma Francesco Nuti è forse un'altra storia, nella disperazione di una vita che non somiglia più in niente al successo che ha ottenuto, a lui resta comunque tanto affetto e amore che il pubblico ancora dimostra per lui. Prova ne sono non solo il bello spettacolo dell'altra sera e la prova di Pecci al Teatro Dante Carlo Monni di Campi Bisenzio, ma anche in precedenza - va ricordato - il bellissimo tributo che a Nuti fecero Panariello, Conti, Pieraccioni e Masini sul palco del Mandela Forum anni fa, con un sold out che andò oltre le più rosee previsioni.

Durante lo spettacolo Pecci ha cantato (bene) i testi di canzoni scritte da Francesco Nuti e dal fratello Giovanni eseguite dal vivo dai bravi Lele Fontana, Francesco Cherubini, Luca Gelli, Alessandro Luchi, Claudio Giovagnoli. E grande è stata l'emozione quando è salita sul palco la figlia di Francesco Nuti, Ginevra, che ha cantato insieme a Pecci "Sarà per te". Uno spettacolo per chi è fan di Francesco Nuti, ma anche per chi non lo conosce abbastanza o per niente, con spezzoni di film intercalati dal recitato e dalle canzoni, e diciamo sinceramente: forse un po' troppe.

Pecci ha raccontato di Cecco di Narnali che dopo il cabaret diventa “il biondino dei Giancattivi” e poi di Alessandro Benvenuti e Athina Cenci, che lascerà per iniziare la carriera da solista diretto da Maurizio Ponzi in “Madonna che silenzio c’è stasera” e “Io chiara e lo scuro”. E di quando è diventato Francesco Nuti, con Il grande salto passando dietro la macchina da presa realizzando commedie storiche come “Tutta colpa del Paradiso”, “Stregati”, “Caruso Pascoski “, “Willy signori e vengo da lontano” e “Donne con le gonne”. E poi gli anni d’oro del successo vedono Nuti acclamato dal pubblico, e consacrato da record di incassi, sempre accompagnato da belle donne. Ma il successo, il denaro e la bella vita si interrompono quando poi incontra o meglio si scontra con una profonda crisi.

Resta su tutte la storia d'amore con Annamaria Malipiero, fra l'altro presente in sala. Uno spettacolo, sì. Ma quasi un percorso tratteggiato da aneddoti e dalle musiche tratte dai suoi film come “Giulia”, “Lovelorn Man”, ma anche “Sarà per te”, dal quale - a parte il problema del microfono che dire fastidioso è poco, tanto che Pecci l'ha dovuto togliere - emerge tutta la debolezza non solo di Nuti, ma di noi esseri umani. Che ci esaltiamo per successi che ci fanno sentire invincibili, ma che non riusciamo a fare i conti con la nostra vera essenza di persone, deboli e vulnerabili perché umane.

L'ho trovato bello questo racconto. Con quel tocco in più dato dalla presenza di Ginevra che somiglia al padre come una goccia d'acqua e che, ne sarà fiero, è sicuramente la sua più grande vittoria. Applausi sentiti e ripetuti. Da vedere.