Firenze, 20 aprile 2017 - La polizia ha eseguito mercoledì un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Firenze Anna Liguori, su richiesta del pm Giuseppina Mione, nei confronti di due uomini e una donna - tutti di nazionalità rumena - accusati, in concorso tra loro, di aver ridotto in schiavitù una 22enne, loro connazionale e moglie di uno degli arrestati.

Le indagini della Squadra Mobile di Firenze, diretta da Giacinto Profazio, coordinate dalla Procura della Repubblica fiorentina, hanno consentito di accertare che la ragazza, arrivata in Italia l’estate scorsa, sarebbe stata minacciata e costretta, dal marito e dai parenti acquisiti, a mendicare per le strade e le piazze di Firenze. Gli agenti della sezione reati contro la persona della Squadra Mobile hanno potuto ricostruire che la giovane donna, fin dal suo arrivo a Firenze, era stata costretta a chiedere l’elemosina ogni giorno, dalle otto del mattino alle quattro del pomeriggio, nei giorni feriali in prossimità di un semaforo di piazza Dalmazia, mentre la domenica veniva fatta posizionare all’ingresso di una chiesa, sempre nella stessa zona.

Solo a inizio anno, però, la ragazza, stanca delle continue angherie, minacce e violenze subite, ha trovato il coraggio di denunciare alla Polizia quanto subito nel corso di sette lunghi mesi, durante i quali, spesso, è stata anche picchiata dal connazionale al quale è legata secondo il tradizionale rito delle famiglie Rom.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, per obbligare la 22enne a chiedere soldi in strada, si sarebbero ripetute nel tempo una lunga serie di minacce rivolte anche verso i due figli piccoli della donna, rimasti nella loro terra natia e per i quali la madre cercava, spesso, di trattenere qualche risparmio, mentre gran parte dei proventi della sua attività - tra i 30 e i 70 euro giornalieri - sarebbero poi finiti nelle tasche del marito e dei parenti di quest’ultimo. Al termine dell’inchiesta, sulla base dell’ordinanza di custodia cautelare, sono finiti in manette il marito 21enne della vittima, il suocero di 38 anni e la nonna acquisita, 60 anni.

Ad aiutarla a denunciare sarebbero stati alcuni commercianti con i quali era entrata in confidenza ai quali aveva affidato il suo "tesoretto", 250 euro che voleva mandare ai figli in Romania.