Firenze, 2 agosto 2017 - La siccità sta mettendo in crisi la Toscana, eppure i rubinetti continuano a fornire acqua senza troppi problemi. Il merito è dei piani messi in campo per fronteggiare la situazione: ce ne sono anche di pronti per un'eventuale siccità prolungata così come ci sono per l'arrivo delle piogge. Il presidente di Publiacqua, Filippo Vannoni, fa il punto della situazione.

BILANCINO: QUANTO MANCA? - L'invaso di Bilancino è la polizza assicurativa che salva una bella fetta di Toscana dall'allarme rosso. Con la sua portata di 69 milioni di metri cubi (adesso il livello è attorno ai 55 milioni di metri cubi) "all'attuale livello di rilascio stimiamo di avere ancora circa 200 giorni di autonomia prima di arrivare a una situazione simile a quella che si verificò nel 2012. Bilancino entra in crisi attorno a un livello di 26-27 milioni di metri cubi", spiega Vannoni, che sottolinea come il rilascio dall'invaso sia deciso da una cabina di regia della quale fanno parte numerosi enti pubblici.

"Attualmente - dice il presidente di Publiacqua - c'è una situazione di allarme, ma l'invaso garantisce l'autonomia soprattutto ai grandi centri abitati. Situazione critica, ma migliore di molte altre parti d'Italia".

CONSUMI AL TOP. LE CONTROMOSSE - Vannoni sottolinea: "Da due mesi gli impianti sono al massimo, c'è un consumo esagerato. Ad oggi l'Anconella, il più importante dei nostri impianti, immette in rete 2.300 litri d'acqua al secondo, teniamo conto che possiamo arrivare fino a 2.600. Questo significa anche stressare le reti da due mesi a questa parte". Ma, spiega Vannoni, "non si può solo aspettare la pioggia. Pertanto abbiamo riaperto tutte le interconnessioni collinari per portare la risorsa nelle zone di maggior consumo, teniamo presente che la gente si sposta e in questo periodo le seconde case sono tutte riaperte. Paradossalmente avremmo avuto meno problemi se fossero rimasti tutti in città! Inoltre riempiamo i depositi delle zone collinari, specialmente nel Chianti, perché i laghetti e le piccole falde che ci sono in loco sono già ai livelli che di solito si raggiungono a settembre, sono quasi esauriti e per preservarli preferiamo portare noi l'acqua ai depositi con le autobotti. Anche perché se si svuota un deposito poi ci vogliono due giorni per tornare ad avere l'acqua chiara".

IL CALDO ROMPE I TUBI. LA MOBILITAZIONE - Publiacqua "ha il personale al lavoro come se non fosse agosto, tutti i tecnici - dice Vannoni - sono al loro posto, anche per la questione delle rotture. Già, perché questo clima stressa delle tubature già stressate".

LE PERDITE - "Ci siamo messi in moto per cercare noi le perdite della rete - continua il presidente di Publiacqua - ma mi riferisco a quelle importanti. Vorrei dire alla cittadinanza che, riguardo alle perdite superficiali, quelle che si vedono in strada, capisco benissimo quanto siano fastidiose da vedere, soprattutto quando si fanno tanti appelli per evitare gli sprechi, e me ne scuso. Sono visibili e danno nell'occhio, ma si deve sapere che rappresentano una quota infinitesimale per noi, rispetto alle perdite importanti delle quali andiamo a caccia. Abbiamo 1.100 impianti telecontrollati e appena c'è un lieve scostamento comincia subito la nostra ricerca".

SE NON MIGLIORA... - Se la situazione dovesse peggiorare Publiacqua ha predisposto un piano straordinario che prevede il dislocamento di autobotti in piazza. Così come c'è un piano post-siccità, perché prima o poi pioverà e magari anche tanto. Per esempio l'azienda ha già un piano programmato di pulizie straordinarie delle caditoie.

L'APPELLO - Dice Vannoni: "Segnalate i furbetti che compiono operazioni non consentite, come il riempimento di piscine di notte. Riempire una piscina vuol dire svuotare un deposito".