Firenze, 25 aprile 2017 - La diversità di vedute Renzi-Nardella sulla moschea ci consegna un elemento di confusione e uno di chiarezza. Confusione perché a questo punto l’individuazione di un posto dove realizzare un luogo di culto per i musulmani si allontana obiettivamente ancora di più. Nardella aveva pensato alla Gonzaga prima per il ramadan, poi per la sistemazione definitiva della moschea stessa (anche se la sollevazione scandiccese lo aveva indotto ad alzare un po’ il piede dall’acceleratore e a parlare di «processo partecipato»).

Di chiarezza perché servira ai fiorentini a capire chi comanda davvero in città. Il non-detto che da tre anni aleggia per Firenze è il peso reale dell’ex sindaco sulle scelte dell’amministrazione, al di là dei vari ruoli istituzionali e di partito ricoperti, la capacità di Nardella di emarginarsi dall’albero che l’ha gemmato e dare una sua personale interpretazione al ruolo che i cittadini (e anche Renzi, in verità) gli hanno consegnato.

Tra poco lo sapremo: se tra sei mesi la moschea sarà alla Gonzaga, come almeno in un primo momento era l’intenzione piena di Nardella, significa che chi siede nella sala Clemente VII è anche il primo cittadino di Firenze; se la moschea non sarà a Scandicci saranno legittimati forti sospetti che il sindaco continua a essere Renzi. Semplice.

La partita è aperta, si accettano scommesse.