Arezzo, 9 novembre 2017 - Pane, olio e proteste. Il caso di Montevarchi finirà sul tavolo della ministra della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli. Ora il caso è nazionale. Fettunta, frutta e acqua minerale è la conseguenza del regolamento di riscossione dei servizi alla persona che prevede il saldo con una carta prepagata. E il pasto base viene servito al 31° giorno di ritardo nella ricarica e dopo segnalazioni via mail o sms ai genitori.

Il sistema ha ridotto le insolvenze nel primo mese al 3%, sceso addirittura all’1 nei primi due giorni di applicazione delle nuove discusse regole. E adesso riguarda una ventina di bimbi su 1738. Un bel risultato ma che ha scatenato un putiferio. Nessuno mette in dubbio la legittimità di un ente locale di riottenere il dovuto, si contesta il metodo. Ieri i parlamentari Pd Donati, Ermini, Becattini e Parrini hanno annunciato un’interrogazione giudicando «fortemente discriminatorio» l’atto con l’auspicio che il Comune lo ritiri e adotti misure alternative.

In mattinata la questione era già stata sollevata dalla vicepresidente del Consiglio regionale Lucia De Robertis con una domanda urgente all’assessore Grieco. E’ una «discriminazione incompatibile coi valori fondativi del sistema scolastico», aveva tuonato. Scelta pedagogicamente disastrosa».

Si distaccano anche gli altri centri della vallata. «A San Giovanni - spiega il sindaco Maurizio Viligiardi – siamo stati pionieri della card ricaricabile ma per recuperare le insolvenze usiamo l’addebito delle morosità nelle cartelle esattoriali. Mai pensato di rivalersi sui bambini». A Castelfranco Piandiscò il primo cittadino Cacioli ricorda che «non sarà tolto il pranzo a nessuno». Chi non pagherà avrà prima un sollecito, poi una diffida, infine il ruolo coattivo per il recupero .